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Quirinale, come funziona l’elezione del presidente della Repubblica nel pieno della pandemia del Coronavirus

Quest’anno cambia tutto: si vota a blocchi di 50 per volta, addio ai “catafalchi” (le cabine chiuse in cui si indicava la propria preferenza) e vengono esclusi i positivi dall’Aula (ma potranno votare grazie a un sistema drive-in)

Non sarà un’elezione del Capo dello Stato semplice. La pandemia del Coronavirus ha costretto tutti a rivedere le regole così da evitare di trasformare il Parlamento, in questo caso in seduta comune, in un focolaio. A Roma, infatti, sono attesi oltre 1.000 parlamentari e delegati regionali chiamati – secondo quanto previsto dall’articolo 83 della Costituzione italiana – ad eleggere il presidente della Repubblica. La prima votazione, come stabilito dal presidente della Camera Roberto Fico, si terrà il 24 gennaio alle ore 15. Da quel momento, a blocchi di 50, tutti i senatori, i deputati e i delegati regionali dovranno esprimere, nella segretezza dell’urna, una preferenza. Bisognerà fare in fretta: possibilmente entro il 3 febbraio, quando scadrà il mandato di Sergio Mattarella (che peraltro ha già lasciato intendere di non volersi più “candidare”, nonostante l’iniziale pressing soprattutto dei grillini). Un’elezione del Capo dello Stato a rilento senza catafalchi – le cabine in cui, fino a 7 anni fa, si votava il presidente della Repubblica – perché non consentono un’adeguata areazione. Arriveranno, dunque, delle semplici cabine che dovranno comunque assicurare la segretezza del voto.


La Carta costituzionale, dall’articolo 83 all’85, sul punto è chiarissima e non ammette deroghe. Il presidente della Camera Roberto Fico – che è quello che esegue lo spoglio e che legge a voce alta i nomi scritti dai parlamentari nel ruolo di presidente del Parlamento in seduta comune – sta addirittura lavorando per cambiare le regole ed evitare i cosiddetti voti “segnati” (ovvero voti che contengano qualche elemento identificabile dall’esterno per permettere ai candidati di capire quanti voti “promessi” sono effettivamente arrivati). Si vuole evitare la “conta” che potrebbe essere fatta in particolare dal centrodestra, attualmente ufficialmente compatto per l’elezione di Silvio Berlusconi ma in realtà in grande difficoltà. Infatti l’ex premier, com’è noto, è a caccia di voti soprattutto nel Misto e nell’area grillina: gliene servono almeno 52, senza considerare i franchi tiratori del centrodestra che potrebbero fermare l’ascesa del Cavaliere.


Chi sono i “grandi elettori” e chi voterà per primo

La Costituzione italiana, anzitutto, prevede che a scegliere il Capo dello Stato – il cui mandato è di 7 anni – siano i senatori (compresi quelli a vita), i deputati e i delegati regionali. Quest’ultimi sono tre per regione, tranne la Valle d’Aosta che ne esprime solo uno. In totale i “grandi elettori” quest’anno saranno 1.009, almeno sulla carta. Per quanto riguarda i parlamentari positivi al Coronavirus, la questione è rimasta aperta per diversi giorni. Il 21 gennaio, poi, il Consiglio dei ministri ha approvato la proposta di Roberto Fico: anche loro potranno esprimere la loro preferenza da un seggio drive-in allestito nel parcheggio della Camera. Al momento i contagiati sembrano essere 29 alla Camera e 6 al Senato. In un quadro politico al momento incerto, ogni voto pesa. E questo il centrodestra lo sa bene: non è un caso che, al termine del vertice di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, tutti lo abbiano sottolineato con forza.

I primi a votare, comunque, saranno i senatori a vita (6, cioè Liliana Segre, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia), a seguire i senatori (315), i deputati (630) e infine i delegati regionali (85), che le singole Regioni stanno eleggendo in queste settimane e che saranno mandati in “missione” a Roma. In genere si tratta di due rappresentanti della maggioranza e di un rappresentante della minoranza. Questa, tra l’altro, e non è un dato trascurabile, sarà l’ultima elezione che potrà contare su un numero così alto di parlamentari riuniti in seduta comune. A seguito della recente legge di revisione costituzionale, infatti, dalla prossima elezione del presidente della Repubblica ci saranno 230 deputati e 115 senatori in meno.

Come si vota

Al momento è stata prevista una sola votazione al giorno (per consentire la sanificazione ed evitare assembramenti), rispetto alle tradizionali due di 7 anni fa. Il 24 gennaio si comincerà di pomeriggio, a partire dalle 15. Tra una votazione e l’altra sono previste interruzioni anche per consentire il dialogo tra le forze politiche. La durata media di ciascuno scrutinio è di circa 4 ore e mezza. Per entrare a Montecitorio, tra l’altro, sarà necessario esibire il Green pass “base”, quindi va bene anche quello con tampone (così da non escludere i No vax), e saranno ammessi all’Aula 50 grandi elettori alla volta. Si voterà, in ordine alfabetico, per fasce orarie, nell’Aula di Montecitorio. La chiama dei grandi elettori verrà ripetuta due volte. Durante lo scrutinio non potranno esserci più di 200 persone mentre nelle tribune potranno accedere al massimo 106 parlamentari e delegati regionali.

La maggioranza necessaria per eleggere il Capo dello Stato: il quorum

Nel corso delle votazioni il quorum per diventare presidente cambia ai sensi dell’articolo 83 della Costituzione: per i primi tre scrutini è richiesta la maggioranza qualificata dei due terzi dell’assemblea – cioè, numeri alla mano, 673 su 1.009 grandi elettori – mentre dalla quarta, cioè quella “chiave” (visto che solo da quel momento potrebbe arrivare l’accordo), basteranno 505 voti su 1.009, cioè la maggioranza assoluta, dunque la metà più uno dei grandi elettori. E se non si dovesse raggiungere un accordo in tempi brevi? L’obiettivo è quello di arrivare con un nome entro il 3 febbraio, quando scadrà il mandato di Mattarella. Nel caso in cui, alla data del 3 febbraio non dovesse esserci ancora un nome, le funzioni del presidente della Repubblica verranno «esercitate dal presidente del Senato». Lo dice chiaro e tondo la Costituzione.

Chi può fare il presidente della Repubblica

La Costituzione italiana prevede che, oltre al godimento dei diritti civili e politici, il presidente della Repubblica debba aver compiuto i 50 anni di età. Una volta eletto, tra l’altro, il presidente della Repubblica deve presentarsi dinanzi al Parlamento in seduta comune per il giuramento «di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione». Quest’anno i parlamentari potranno entrare in Aula, sempre alla Camera, per assistere al giuramento del nuovo Presidente se in possesso di un test rapido di ultima generazione. Altrimenti resteranno fuori.

I candidati

Tanti, tantissimi i nomi circolati in queste settimane. Al momento sono tre quelli che hanno più o meno esplicitamente ammesso di essere in corsa: Silvio Berlusconi per il centrodestra, Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale per i 40 grandi elettori del Misto provenienti dai Cinque stelle che si sono confrontati online (su una rosa di 13 candidati), Mario Draghi sostenuto da una formazione eterogenea, di cui fa certamente parte il leader del Pd Enrico Letta. I partiti, ed è questo il vero problema, allo stato attuale brancolano nel buio: c’è chi parla di una donna, chi di un alto profilo che rappresenti la nazione ma nessuno esprime un nome chiaro.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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