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Berlusconi a caccia di voti per diventare Capo dello Stato: parte a Roma «l’operazione scoiattolo»

Il Cavaliere da domani nella Capitale per convincere gli indecisi. Tra questi, anche parlamentari M5s per cui si fa strada l’ipotesi del «voto di protesta»: potrebbero optare per la candidatura dell’ex presidente «piuttosto che votare nomi calati dall’alto»

Silvio Berlusconi non rinuncia al suo sogno di diventare presidente della Repubblica. Ed è disposto a qualsiasi cosa, a spendersi giorno e notte per portare a casa il risultato. Non gli sono bastate le telefonate durante le festività natalizie: già da domani, 11 gennaio, sarà a Roma per incontrare personalmente i grandi elettori, quelli che decreteranno la sua nomina, o meno, a Capo dello Stato. Il leader di Forza Italia sa bene che questa è una partita che dovrà giocare (quasi) da solo, supportato da Salvini e Meloni che hanno sì confermato il loro appoggio ma senza spendersi più di tanto (si inizia a parlare anche di un piano B, nel caso dovesse saltare la nomina di Berlusconi). Il centrodestra, dunque, sembra essere compatto ma quello che tutti temono sono i franchi tiratori, chi nella segretezza dell’urna potrà voltare le spalle al nome indicato dal centrodestra. Da qui, dunque, l’operazione scoiattolo di Berlusconi che domani volerà a Roma, dopo aver incassato tra l’altro l’endorsement del segretario del Ppe, Antonio Lopez, che in un’intervista a Il Giornale ha promosso la presidenza di Berlusconi con un capo del governo come Mario Draghi. Ma questo non basta: l’ex premier dovrà prima di tutto convincere i suoi alleati, evitando “tradimenti” dell’ultim’ora. Solo dopo potrà andare alla ricerca dei 52 voti mancanti.


Il caos nel M5s (che Berlusconi vuole sfruttare)

A Berlusconi, per essere eletto Capo dello Stato, serviranno 504 grandi elettori, cioè la maggioranza assoluta alla quarta votazione. Al momento può contare su circa 452 preferenze, ovvero tutte quelle del centrodestra, formalmente sicure (ma, appunto, solo sulla carta), senza considerare però i possibili assenti per Covid. Tutti gli altri voti, invece, dovrà trovarli, spulciandoli uno per uno. L’ex premier, intanto, si dice certo di «avere cento voti» tra il gruppo misto e i 5 stelle. E, in effetti, come confermano alcune fonti del M5s a Open, nel Movimento c’è grande crisi. Qualcuno avanza l’ipotesi del «voto di protesta», di parlamentari che alla fine potrebbero optare per la candidatura di Berlusconi «piuttosto che votare nomi calati dall’alto che noi non condividiamo». Insomma, potrebbe succedere di tutto. Anche Repubblica conferma questo scenario di totale confusione.


L’ex reggente, Vito Crimi, in chat coi senatori grillini si è sfogato dicendo: «Davvero pensate che la partita si possa decidere in Assemblea? Serve una delega all’ex premier Conte se vogliamo pesare. Le Quirinarie? Inutili». Ma tutti sanno che Conte non gode affatto della fiducia di tutti i parlamentari – come ci confermano più fonti – e che trovare un nome condiviso dall’intero Movimento è (e sarà) un’impresa più che difficile. I grillini, infatti, puntano su un Mattarella bis o su una donna (ma non c’è ancora un nome ufficiale). Intanto c’è Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, che punta a fare l’ago della bilancia provando magari a separare Forza Italia dal centrodestra così poi da lanciare il suo progetto centrista. Ma questo Berlusconi lo sa bene e sa bene che con la partita del Quirinale si gioca anche il futuro del centro-destra. Unito o separato per sempre.

Tutti gli scenari possibili e cosa succede adesso

Se fosse eletto Draghi, Forza Italia uscirebbe subito dal governo. A quel punto Fratelli d’Italia potrebbe chiedere le elezioni anticipate, sapendo di potersi giocare tutto nella prossima competizione elettorale, mentre la Lega potrebbe vedersi costretta a seguire Berlusconi, dunque ad abbandonare il “sogno Draghi”. Uno scenario molto pericoloso che metterebbe a dura prova l’intero Paese: dal crollo dei mercati alla mancata fiducia dei partner internazionali in un momento delicatissimo come questo a causa della pandemia. Se, invece, i grandi elettori dovessero eleggere Berlusconi, allora – sempre secondo il Cavaliere – non si andrà a votare e questo governo resterà in carica fino al 2023, con la stessa maggioranza. Uno scenario che fa gola anche ad alcuni grillini che, nel caso di scioglimento delle Camere e di elezioni anticipate, rischierebbero – almeno alcuni di loro, come viene riferito a Open – di «non mettere più piede in Parlamento».

Qualche notizia sul futuro Capo dello Stato, comunque, potrebbe saltar fuori già nei prossimi giorni: venerdì si terrà il vertice del centrodestra. Matteo Salvini, ieri 9 gennaio, ha lanciato un messaggio forte e chiaro: «Penso che Draghi debba andare avanti a fare quello che sto facendo». Insomma, il sottotesto è: non deve abbandonare la nave adesso, come a voler dire che non gradirebbe la disponibilità dell’attuale premier a candidarsi al Quirinale.

24 gennaio ore 15: la data più attesa

Intanto il leader leghista sta lavorando «per una scelta rapida, condivisa e di centrodestra», dice. Non fa nomi ma è chiaro che il riferimento è a Silvio Berlusconi, alleati e franchi tiratori permettendo. Il 24 gennaio alle ore 15 – questa è la data più attesa, anticipata in esclusiva da Open – si terrà la prima seduta del Parlamento in seduta comune, così come prevede la nostra Costituzione. Dunque verranno chiamati a raccolta 630 deputati, 315 senatori, 6 senatori a vita e 58 delegati regionali (tre per ogni regione, solo uno per la Valle d’Aosta). I grandi elettori alla fine dovrebbero essere circa 1.007 (il condizionale, in questa fase, è d’obbligo perché i numeri restano ballerini, ndr). E i voti necessari per eleggere il Capo dello Stato 504. Previsti colpi di scena, la quarta votazione sarà quella cruciale (fino alla terza, secondo indiscrezioni, il centrodestra dovrebbe votare scheda bianca).

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