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Quirinale, Berlusconi fa un passo indietro: non si candiderà alla presidenza della Repubblica

«Avevo i voti ma il Paese non va spaccato», ha spiegato il Cavaliere in un messaggio. Poi ha chiesto che Draghi resti al governo fino alla fine della legislatura (suscitando malumori in Fratelli d’Italia). Ora il centrodestra dovrà trovare un altro nome ma non sarà affatto facile

Silvio Berlusconi fa un passo indietro e rinuncia alla corsa al Quirinale, in nome della ricerca dell’unità del Paese. È quanto si apprende dal vertice del centrodestra cominciato alle 18 e conclusosi alle 20 (appuntamento al quale Berlusconi non si è presentato). «Faremo una proposta condivisa del centrodestra all’altezza, in grado di avere il massimo consenso possibile». Questa è la linea dell’ex premier in un messaggio letto da Licia Ronzulli nel corso del vertice. Berlusconi, dunque, si ferma qui. Non proseguirà più con la ricerca dei voti. Per sperare in una elezione, infatti, avrebbe dovuto ottenere l’appoggio compatto del centrodestra, dalla Lega a Fratelli d’Italia passando appunto per Forza Italia, oltre a circa 52 voti da rintracciare nel Gruppo misto e nell’area grillina (il totale dei voti necessari per essere eletti alla quarta votazione era di 505 su 1.009 elettori). Negli ultimi giorni diverse erano state le telefonate fatte dal Cavaliere ad alcuni grandi elettori, anche grazie all’appoggio di Vittorio Sgarbi. I risultati, però, non sembrano essere stati quelli sperati, alla luce della decisione presa oggi.


«Draghi non vada al Quirinale, resti premier»

Prima della riunione delle 18, ministri, i sottosegretari e i dirigenti di Forza Italia si erano riuniti per fare un punto. Anche in quel caso Berlusconi non era presente. Alcuni di loro, poco prima del vertice, interpellati da Open, si dicevano speranzosi ma non ottimisti. «Siamo convinti che il presidente debba andare avanti, dobbiamo trovare un modo per contarci, per capire quanti voti abbiamo», dicevano, poco prima del dietrofront. Speravano, insomma, che Berlusconi non cedesse e, invece, alla fine ha prevalso la linea del fare un passo indietro. Adesso, senza aspettare ancora, senza bloccare le trattative di Meloni e Salvini che ormai da tempo chiedevano certezze al presidente di Forza Italia. Certezze che Berlusconi, numeri alla mano, non poteva dare. Anche perché, a parte i 52 voti mancanti, non era nemmeno detto che, nella segretezza dell’urna, tutto il centrodestra votasse compatto (senza dimenticare poi l’incubo dei grandi elettori positivi, problema ora in parte risolto).


Le polemiche

Il desiderio di Berlusconi è che Mario Draghi resti a Palazzo Chigi, che continui a fare il premier. Dello stesso avviso è il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani: «La linea di Forza Italia è che Mario Draghi non vada al Quirinale, rimanga a Palazzo Chigi, dove è inamovibile. Nel governo non ci devono essere né rimpasti né nuovi ingressi». Adesso, dunque, la palla passa a Meloni e Salvini che, in realtà, già da tempo lavoravano a un piano B. Dove B non stava, di certo, per Berlusconi. Per Salvini, quella del presidente di Forza Italia, è stata una «scelta decisiva e fondamentale, Berlusconi ha reso un grande servizio all’Italia». Ora toccherà al centrodestra «avanzare le sue proposte senza più veti dalla sinistra» (che a sua volta aveva espresso un no categorico al Cavaliere, non c’era proprio margine di trattativa con Pd e M5s).

Ma non sarà semplicissimo. Iniziano a registrarsi, infatti, i primi malumori. Su Twitter, ad esempio, c’è già la prima polemica, del deputato di Forza Italia Elio Vito: «Per come si sono comportati in questi anni ed anche in questa occasione, Forza Italia dovrebbe liberarsi dei suoi alleati e Berlusconi dei suoi dirigenti e ministr*». Intanto Fratelli d’Italia ha protestato per il passaggio su Draghi «fino a fine legislatura». Il partito di Giorgia Meloni, come è noto, auspica la caduta dell’esecutivo subito dopo il voto sul Colle per poi arrivare al ricorso alle urne (dove Fratelli d’Italia si giocherà la sua partita più importante con consensi ben più alti rispetto al passato).

Il messaggio di Silvio Berlusconi

Questi alcuni passaggi del messaggio di Berlusconi, letti da Licia Ronzulli oggi al vertice delle 18 su Zoom (durato circa 2 ore): «Ho verificato l’esistenza di numeri sufficienti per l’elezione. È un’indicazione che mi ha onorato e commosso […] Questo è il Paese che amo e al servizio del quale mi sono posto da trent’anni, con tutte le mie energie, le mie capacità, le mie competenze». L’ex premier, però, riconosce il grave momento che sta affrontando l’Italia e così, per evitare spaccature e polemiche, preferisce fare un passo indietro: «L’Italia oggi ha bisogno di unità, al di là della distinzione maggioranza-opposizione, intorno allo sforzo per combattere la gravissima emergenza sanitaria, per far uscire il Paese dalla crisi. Per questo considero necessario che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura». Da qui l’idea di «chiedere a quanti lo hanno proposto di rinunciare a indicare il mio nome per la presidenza della Repubblica». 

«Continuerò a servire il mio Paese in altro modo – ha detto Berlusconi – come ho fatto in questi anni, da leader politico e da parlamentare europeo, evitando che sul mio nome si consumino polemiche o lacerazioni che non trovano giustificazioni che oggi la nazione non può permettersi». E conclude: «Da oggi lavoreremo quindi con i leader del centrodestra, che rappresenta la maggioranza nel Paese ed a cui spetta l’onere della proposta, per concordare un nome in grado di raccogliere un consenso vasto in Parlamento. Spero che il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni sappiano compiere questa scelta nel tempo più breve possibile e con un’ampia convergenza». Si comincia il 24 gennaio alle 15 con l’obiettivo di non andare oltre il 3 febbraio quando scadrà, di fatto, il mandato, durato 7 anni, di Sergio Mattarella.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/ETTORE FERRARI

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