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Esclusa dal governo inglese «perché musulmana»: nuova bufera su Boris Johnson dopo le accuse di una deputata conservatrice

Nel 2020 Nusrat Ghani viene sostituita con un rimpasto di governo. Quando chiede spiegazioni, si sente rispondere che «il problema è il suo essere musulmana». Dominic Raab, numero 2 di BoJo, ha catalogato le accuse come «molto serie»: «devono essere indagate»

Non bastava lo scandalo sulle feste non autorizzate in piena pandemia Covid organizzate a Downing Street dalla tarda primavera del 2020. Il nuovo guaio per Boris Johnson riguarda una deputata del suo partito, Nusrat Ghani, la quale ha denunciato di essere stata esclusa dall’esecutivo due anni fa solo per il fatto di essere «una donna musulmana». Ad essere accusato è stato Mark Spencer, ministro capogruppo della maggioranza Tory alla Camera dei Comuni: l’uomo ha rispedito per ora l’accusa al mittente dichiarandola del tutto «falsa». La questione ha messo in subbuglio sia le opposizioni – che ora sperano di poter giocare questa carta a loro favore, minando ancora di più la carriera di BoJo – ma anche gli ambienti vicini al premier, che ora stanno chiedendo un’indagine interna. Un caso che quindi rimane apertissimo, con i laburisti che parlano di «islamofobia». Dominic Raab, numero 2 di BoJo, ha catalogato le accuse come «molto serie»: «devono essere indagate», ha detto. «No all’islamofobia, le accuse vanno investigate e qualunque forma di razzismo va spazzata via»: così Nadhim Zahawi, esponente conservatore curdo-iracheno promosso di recente proprio da Johnson a ministro dell’Istruzione.


Nusrat Ghani: chi è

Classe 1972, Ghani fa parte del partito conservatore britannico, quello dei Tory. Nata nel Kashmir pachistano e cresciuta a Birmingham, è figlia di immigrati, e una strenua paladina della Brexit. Nel 2019 Johnson la conferma alla carica di sottosegretaria ai Trasporti assegnatole fin dall’anno prima da Theresa May. Ma nel 2020, con un rimpasto di governo, viene sostituita. Una decisione che lì per lì l’aveva colta di sorpresa, come ha raccontato al Sunday Times. Tanto da essere andata a chiedere spiegazioni a un componente «dell’ufficio dei whips (il capogruppo)»; e sostenendo di essersi sentita rispondere che «il problema» sarebbe stato il suo «essere musulmana»: poiché «una donna musulmana sottosegretaria avrebbe messo a disagio i colleghi». La parlamentare non ha fatto il nome dell’interlocutore, ma Spencer ha dichiarato che la richiesta di spiegazioni fu in effetti fatta a lui. «È come se mi avessero dato un pugno allo stomaco, mi sono sentita umiliata e impotente», ha commentato. Aggiungendo di non aver raccontato nulla fino a oggi per il timore di vedersi stroncate «carriera e reputazione».


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