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Doppia infezione: i casi dei guariti dalla variante Delta contagiati di nuovo da Omicron

C’è chi si riammala dopo tre-quattro settimane dal contagio con la “vecchia” variante. Ma i sintomi sono lievi

La variante Omicron è ormai dominante in molte regioni d’Italia rispetto alla Delta. Ma ci sono anche molti casi di doppia infezione: ovvero si moltiplicano le segnalazioni di positivi alla variante Delta che si negativizzano e qualche tempo dopo si riammalano di nuovo. Grazie proprio alla Omicron. E anche con tempi rapidi: si parla di tre settimane. Vittorio Sambri dell’Ausl Romagna spiega oggi a Il Messaggero che ci sono stati almeno una ventina di casi nella sua regione: «Probabilmente sono molti di più ma abbiamo potuto valutare soltanto chi era stato oggetto di sequenziamento. Abbiamo notato anche reinfezioni con Delta, ma si trattava di eventi molto rari».


Doppio contagio

La casistica del doppio contagio da Delta e Omicron è quindi sul tavolo degli esperti, mentre finora non sono stati registrati casi di doppio contagio da Omicron. E in queste reinfezioni si nota che i sintomi sono molto più blandi, anche perché spesso si tratta di soggetti vaccinati. Il professor Roberto Cauda del Policlinico Gemelli spiega che fin da subito in Sudafrica si sono registrati casi di positivi a Omicron che erano già stati contagiati da Delta. «Con Omicron c’è una importante elusione del sistema immunitario dei soggetti contagiati con altre varianti. E questo spiega quello che stiamo osservando anche in Italia», dice al quotidiano. Secondo Cauda è invece improbabile una reinfezione da Delta per chi è risultato positivo a Omicron.


L’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità certifica che dal 24 agosto 2021 al 19 gennaio 2022 sono stati segnalati 108 806 casi di reinfezione, pari al 2,7% del totale. Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni è al 3,2% sul totale dei casi ed è stabile rispetto ai periodi precedenti. E la probabilità di una reinfezione risulta più alta tra i non vaccinati rispetto ai vaccinati. Invece in Gran Bretagna due terzi delle persone che si sono infettate con Omicron avevano avuto la Delta. Quello che sorprende sono i tempi, visto che nei casi osservati in Emilia-Romagna le reinfezioni sono arrivate dopo tre o quattro settimane. «Ma i vaccini stanno funzionando e i sintomi sono pochi e gestibili», conclude Cauda.

Paxlovid cura anche Omicron

Intanto ieri è arrivato l’ok dell’Ema alla commercializzazione di Paxlovid, il farmaco anti Covid per via orale prodotto da Pfizer.  «Sulla base di studi di laboratorio, si prevede che la pillola sia efficace anche contro Omicron e altre varianti», ha fatto sapere l’Ema. I dati hanno mostrato che il farmaco ha ridotto il rischio di ospedalizzazione o di morte dell’89% (entro tre giorni dall’inizio dei sintomi) e dell’88% (entro cinque giorni dall’inizio dei sintomi) rispetto al placebo. La maggior parte dei pazienti nello studio è stata infettata dalla variante Delta. Ma Paxlovid «ha il potenziale per fare davvero la differenza per le persone ad alto rischio di progressione verso il Covid grave. La pillola Pfizer è il primo antivirale orale per uso domestico nel nostro portafoglio e abbiamo visto prove promettenti della sua efficacia contro Omicron e altre varianti», ha sottolineato la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides.

Pier Luigi Lopalco, docente universitario di Epidemiologia, consigliere ed ex assessore alla Salute della Regione Puglia, ha spiegato ieri in un colloquio con l’AdnKronos che Omicron aiuta l’endemizzazione del virus: «L’ondata pandemica si sta spegnendo e quindi le persone che si ammalano e sviluppano i sintomi diminuiscono sempre di più perché, appunto, il bacino dei non vaccinati oppure che hanno perso la protezione si esaurisce sempre di più. Il virus, comunque, come più volte ho cercato di spiegare, sta diventando endemico, cioè circola nella popolazione. Una popolazione ormai parzialmente vaccinata e protetta. Per questo ci sono molte infezioni asintomatiche che, nel momento in cui si ha qualche altro problema e si va in ospedale, vengono scoperte. Questa coda di infezioni asintomatiche continuerà più a lungo che non la fase dei casi con malattia franca ed evidente»

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