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Donne più preparate ma meno pagate, il report su laureate e lavoro di Almalaurea: così gli uomini guadagnano il 20% in più – I dati

Il rapporto tematico di genere presentato dal Consorzio interuniversitario registra un vantaggio degli uomini anche nella ripresa economica post Covid: nel quarto trimestre 2021 le richieste di curricula sono state 193mila per i laureati e 152mila per le laureate

Più preparate degli uomini, ma meno pagate. Con i risultati migliori durante il percorso universitario, ma con meno opportunità di impiego. La discriminazione di genere negli ambienti di lavoro è il dato che emerge anche dal primo Rapporto tematico realizzato dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, presentato oggi a Bologna dalla direttrice Marina Timoteo. «Nel 2020 le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati in Italia», spiega il report, che sottolinea anche come siano ancora le donne a ottenere le migliori performance pre-universitarie e universitarie. «Quelle che chiudono gli studi in corso sono il 60,2%, gli uomini il 55,7%, il voto di laurea è di 103,9 contro 102,1». Ma gli sforzi fatti sembrano non bastare per appianare le differenze di genere anche nel mercato del lavoro. «Il tasso di occupazione dei laureati di primo livello a cinque anni dal titolo è dell’86,0% per le donne e del 92,4% per gli uomini, tra quelli di secondo livello del 85,2% e dell’91,2%», segnala AlmaLaurea.


Uomini pagati il 20% in più

Uno scenario purtroppo tutt’altro che nuovo ma che con la pandemia da Covid-19 sembra essersi accentuato. «A cinque anni dal titolo, in presenza di figli, il divario cresce ulteriormente», continua il report, «gli uomini risultano avvantaggiati per il lavoro autonomo (a cinque anni dal titolo 7,5% per le donne e 11,6% per gli uomini tra i laureati di primo livello, 20,2% e 21,8% tra quelli di secondo livello) o dipendente a tempo indeterminato (64,5% per le donne e 67,4% per gli uomini tra i laureati di primo livello, 52,2% e 59,1% tra quelli di secondo livello)». La forbice retributiva tra donne e uomini non accenna a chiudersi nemmeno con una laurea in tasca. Secondo il Rapporto a cinque anni dalla laurea gli uomini percepiscono, in media, circa il 20% in più delle donne. Tra i laureati di primo livello, le donne percepiscono mediamente 1.374 euro al mese e gli uomini 1.651 euro. Le laureate di secondo livello mediamente hanno una retribuzione di 1.438 euro e gli uomini di 1.713 euro. Già a un anno dalla laurea la differenza retributiva è di 89 euro. L’analisi della professione svolta a cinque anni dalla laurea mostra che sono soprattutto gli uomini a occupare professioni di alto livello, ossia di tipo imprenditoriale o dirigenziale (2,2% tra le donne e 3,9% tra gli uomini) e a elevata specializzazione, ossia per cui è richiesta almeno una laurea di secondo livello (61,7% tra le donne e 63,6% tra gli uomini).


Contratti meno sicuri

La tendenza si conferma anche in tema di contratti. Secondo il report di genere, le donne hanno una maggiore incidenza di contratti non standard, principalmente a tempo determinato: il 17% contro il 12,2% degli gli uomini laureati di primo livello. Il 18,9% contro l’11,5% tra quelli di secondo livello. Una differenza che l’analisi spiega essere accentuata anche dalla tipologia di occupazione riservata alle donne: «Sono più impiegate nel settore pubblico, ambiente lavorativo in cui i tempi di stabilizzazione risultano più lunghi in diversi ambiti tra cui l’insegnamento». Dal rapporto diffuso anche alla presenza della ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, del rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, del presidente di AlmaLaurea Ivano Dionigi, emerge anche come le donne provengano da contesti familiari meno favoriti. E che per questo «siano interessate da una minore selezione basata sul background familiare». Proviene da una famiglia in cui almeno uno dei genitori ha la laurea il 28,3% delle laureate e il 34,3% dei laureati. «Le donne», continua il sondaggio, «seguono meno le orme dei genitori laureati: quelle che si laureano nello stesso campo dei genitori sono il 18,8%, contro il 21,7% degli uomini».

Penalizzate dai curricula

Il focus di AlmaLaurea si è concentrato sugli complicato triennio 2019-2021 e sulla ripresa economica legata alla crisi pandemia. «Osservando le richieste di cv da parte delle imprese, distintamente per trimestre, è evidente l’effetto della pandemia sulla contrazione delle richieste, a partire dalla prima metà del 2020», spiega il report. Il calo ha coinvolto soprattutto le ricerche di profili professionali associati prevalentemente a uomini, determinando nel secondo trimestre 2020 l’avvicinamento della curva maschile a quella femminile. «Le richieste di cv erano state, rispettivamente, poco meno di 71 mila per i laureati e 67 mila per le laureate. Nei trimestri successivi, con la progressiva riapertura delle attività economiche, le richieste di cv sono aumentate ma soprattutto per profili associati agli uomini». Il risultato è stato un nuovo allontanamento, «verso livelli più elevati», della curva maschile da quella femminile. «Al quarto trimestre 2021, quando le richieste di curriculum sono state quasi 193 mila per i laureati e quasi 152 mila per le laureate».

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