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Patrick Zaki, udienza rinviata al 6 aprile: «Non scappo, continuerò a lottare per i diritti in Egitto»

Lo studente egiziano: «Mi hanno rinchiuso per mezz’ora nella gabbia degli imputati, ma adesso sono libero»

Il processo a Patrik Zaki è stato aggiornato al 6 aprile: lo ha detto all’agenzia di stampa Ansa lo stesso studente egiziano dell’università di Bologna. «Sì, il 6 aprile», ha detto Patrick rispondendo alla domanda se l’udienza fosse stata aggiornata a quella data come segnalato da fonti a Mansoura. Zaki ha detto di essere stato tenuto «circa mezz’ora» nella «gabbia degli imputati» prima dell’udienza. «Adesso sono libero ed è un bene», ha aggiunto lo studente egiziano. Zaki ha anche parlato con Repubblica delle sue prospettive e dei suoi progetti: «Il più immediato è tornare a Bologna, il prima possibile e rimanere lì per un periodo lungo. Spero di essere con i miei colleghi per l’inizio del prossimo semestre, che è fra pochi giorni. Cosa succederà dopo non lo so: so che continuerò a lavorare sui diritti umani». Ma lo studente non ha intenzione di scappare: «Non lascerò l’Egitto per sempre. Il mio lavoro riguarda l’Egitto. Non voglio scappare. Io partirò quando si potrà ma la mia famiglia resterà qui: verrà a trovarmi certo, ma questo è il mio Paese. Non lo abbandono».


Patrick è pronto anche a tornare in carcere: «Sono pronto per ogni possibilità. Mi sono allenato per mesi. A ogni udienza di quei 22 mesi mi sono presentato sapendo che poteva non essere risolutiva, che rischiavo di rimanere in cella. Non mi sono mai illuso. Certo, ogni volta in cui ho capito che dovevo tornare dentro è stato difficile: ogni momento, ogni ora, non solo ogni giorno e ogni settimana in prigione è dura e lascia una cicatrice profonda». Ma uno dei suoi piani per il 2022 è andare a vedere dal vivo i Mondiali: «Sarebbe una cosa bellissima, mi sto già organizzando». E infine: «Vorrei dire grazie. Lo so che l’ho già detto, ma ci tengo a ripeterlo: grazie all’università di Bologna, alla professoressa Monticelli, alle persone che non mi conoscono e mi hanno appoggiato, grazie ai diplomatici italiani qui al Cairo. E vorrei dire grazie a David Sassoli, per tutto quello che ha fatto per me. Gli sono davvero grato e vorrei che la sua famiglia lo sapesse».


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