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Scuola, ancora nuove regole: quanto dureranno? Così l’emergenza sanitaria rischia di diventare giuridica

Sembra quasi una sfida a quei cittadini diligenti che ogni giorno tentano di imparare a memoria centinaia di prescrizioni: appena hanno raggiunto certezze, arriva qualche decreto a rimescolare tutto

Chi scrive le regole sulla gestione del Covid non ha, con tutta evidenza, figli a scuola, oppure non è coinvolto nelle chat bollenti che accompagnano, a volte in modo rumoroso e sguaiato, la vita scolastica dei nostri bambini dalle elementari fino alla fine delle superiori. Chat dove si legge di tutto; ci sono i gruppi dove al primo raffreddore si invitano tutti gli studenti a fare tamponi (sulla base di un uso distorto di tale strumento); in altre chat si fa la conta dei negativi e positivi, gettando un’ombra su chi è reticente a dichiarare la salute dei propri figli; in altre ancora i genitori si scambiano centinaia di messaggi che cercano di interpretare e spiegare regole che sembrano essere state scritte per non essere capite (tanto che non si arriva mai a una conclusione certa). Regole che sembrano scritte, ribadiamo, da chi non ha figli in età scolastica: solo dando per buona questa affermazione si può spiegare la scelta del Governo di cambiare per l’ennesima volta la disciplina della gestione delle positività degli studenti. Cambiamento che, nella sua filosofia generale, sembra condivisibile: lo scopo sarebbe quello di trovare una regola comune tra gli studenti di tutte le classi. Un principio sacrosanto, ma quando si passa ai dettagli applicativi la scelta di cambiare ancora una volta le regole rischia di produrre effetti comunque contrari a quelli voluti.


Il primo problema del cambiamento è la sua assoluta volatilità; oggi si introduce una nuova regola, ma questa potrebbe durare poche settimane o addirittura pochi giorni (si pensi alla durata del Green Pass, che era scesa da 9 a 6 mesi dal 1 febbraio e cambierà ancora). Cambiamenti repentini fatti senza pensare che qualsiasi disposizione di questo tipo, per essere applicata, deve essere studiata, capita e recepita da migliaia di persone, ed essere trasferita dentro procedure, circolari e prassi applicative che non si possono cambiare dalla sera alla mattina. Il secondo problema è che la filosofia della semplificazione viene dichiarata ma non trova concreta applicazione: finché gli studenti della scuola avranno una disciplina speciale rispetto a quella applicabile a qualsiasi caso di contagio, resterà in piedi una situazione di grande confusione; dentro una famiglia di 4 persone con 4 contagi, avremo una disciplina unica per i due figli studenti (e questo è un piccolo passo in avanti, considerando che per classi diverse avevano discipline diverse), un’altra per il genitore che lavora e un’altra ancora per il genitore che non lavora. E ciascuna di queste normative è un minuetto infinito di prescrizioni: metti la mascherina, esci da asintomatico, resta in casa da sintomatico, se hai il booster fai una cosa, se non hai il booster fanne un’altra, ecc.


Lo slalom delle regole

Una enorme complessità che deve essere incastrata dentro l’altrettanto enorme mole di regole e procedure che scandiscono le nostre vite a prescindere dall’eventuale accertamento di una positività, uno slalom quotidiano tra Green pass, Super Green pass e colori delle zone che ci costringe a navigare a vista. Sembra quasi una sfida a quei cittadini diligenti che ogni giorno tentano di imparare a memoria tutte queste centinaia di prescrizioni: appena hanno raggiunto delle certezze, arriva qualche decreto a rimescolare tutto. Con questo atteggiamento si rischia di aggiungere all’emergenza sanitaria un’altra emergenza, quella giuridica; un’emergenza altrettanto seria, perché sono in gioco diritti costituzionali essenziali, che possono e devono essere bilanciate con le misure volte a tutelare la salute pubblica, ma dentro un quadro di regole chiare, stabili e transitorie. Per bloccare questa emergenza giudica, andrebbe ripensata dalle fondamenta tutta l’architettura emergenziale: sfuggire alla tentazione di cambiare ogni giorno le regole, trovando un assetto stabile, semplificare le procedure, cancellare le sovrapposizioni, scrivere norme semplici da capire e da applicare.

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