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Discoteche verso la riapertura l’11 febbraio: «Siamo in fibrillazione». Ma alcuni gestori non si fidano: «Delusi dal governo»

C’è chi, come il Peter Pan, ha già accettato prenotazioni per il weekend («Meritiamo rispetto») e chi, come il Cocoricò, non riaprirà fino a comunicazione ufficiale: «Inutile annunciare e poi annullare, per 2 anni ci hanno trattato come ciabatte»

Si avvicina il giorno di riapertura delle discoteche. Il governo ha deciso di prorogare la chiusura per altri 10 giorni a partire dalla scadenza del provvedimento – fissata per il 31 gennaio scorso-, e la data dell’11 febbraio è vista ora da molti gestori come la luce in fondo al tunnel. Ma, non essendoci ancora alcuna indicazione certa, alcuni di loro temono passi indietro: «Siamo in fibrillazione», ha detto Gianni Indino, presidente del sindacato Silb-Fipe Emilia-Romagna che rappresenta il settore dei locali da ballo. «Moltissimi si stanno preparando e organizzando per aprire l’11 febbraio, ma allo stesso tempo molti non apriranno perché non hanno più fiducia nel governo». La possibile riapertura è stata recentemente menzionata dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa, ma non c’è ancora nessuna conferma ufficiale. «Ci era stato detto che non avremmo chiuso per Capodanno e invece abbiamo chiuso a Natale», ha sottolineato il sindacalista, che mette sul piatto le paure legate alle «promesse non mantenute e le aspettative disattese». Le riaperture sarebbero comunque riservate solo a chi è in possesso del super Green pass, quindi vaccinato o guarito dal Covid-19, e sarebbero vincolate a una capienza all’interno del 50% (che sale al 75% per gli ambienti all’esterno). Obbligatorie anche le mascherine in tutti gli ambienti del locale, tranne che in pista.


La posizione dei gestori

Tra i gestori dei locali più famosi che restano cauti davanti alla prospettiva di una riapertura prossima c’è Enrico Galli, proprietario del Cocoricò e dell’Altromondo, entrambe discoteche della riviera romagnola. Qualora dovesse esserci davvero un via libera nel prossimo weekend, Galli ha fatto sapere che il Cocoricò comunque non riaprirà: «È tutto pronto ma non mi fido del governo, non si riparte con un’attività del genere dall’oggi al domani», ha ammesso. «Per due anni ci hanno trattato come ciabatte. E poi non hanno ancora annunciato che si riapre, hanno solo prolungato la chiusura. Inutile annunciare per poi dover annullare, rimborsare biglietti. Aspetterò la comunicazione ufficiale». Altri, invece, si stanno preparando con ottimismo. Al Peter Pan di Misano Adriatico, si lavora per la riapertura al pubblico già per le serate dell’11 e del 12 febbraio. Marco Tiraferri, gestore del locale, ha detto di aver accettato delle prenotazioni: «Non c’è l’ufficialità, ma siamo stanchi di averle sei ore prima della scadenza di un decreto». E se non si dovesse riaprire? «Meritiamo rispetto. Non ci voglio nemmeno pensare. Sono fortemente convinto che anche la ragionevolezza porta a far capire che prolungare la chiusura sarebbe una forzatura irrispettosa e senza senso».


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