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Papa Francesco da Fazio, le critiche della stampa estera: «Nessuna domanda su abusi sessuali e scandali» – L’intervista

Alvise Armellini, giornalista freelance dall’Italia e dal Vaticano per diversi media internazionali tra cui il «Telegraph» e il «Financial Times», commenta l’intervista del pontefice alla tv italiana: «Un’occasione sprecata»

Apprezzata dai più in Italia ma criticata da buona parte della stampa estera. L’intervista di Papa Francesco rilasciata a Che tempo che fa, programma di Rai 3 condotto da Fabio Fazio, è stata un evento storico e il successo in termini di ascolti lo testimonia: 8,7 milioni di spettatori sintonizzati su Bergoglio e il 32% di share. Un’ora di colloquio nel corso della quale è stata toccata una moltitudine di temi (migranti, guerre, Covid, crisi climatica, aggressività sociale, solo per citarne alcuni) ma in cui è pesata l’assenza, palese, di altre questioni cruciali. «I grandi media italiani restano uno spazio sicuro per il Vaticano» è l’opinione di Jason Horowitz, giornalista del New York Times che, tra le altre cose, copre anche il Vaticano. «Un’ora di intervista e nessuna domanda sugli scandali legati agli abusi sessuali nella Chiesa» è invece l’osservazione critica mossa dal reporter di stampa estera Alvise Armellini. Un problema che, nella visione di quest’ultimo, affonda le sue radici in un fattore culturale dell’opinione pubblica italiana. Quarantuno anni, giornalista freelance dall’Italia e dal Vaticano per diversi media internazionali, tra cui il Telegraph e il Financial Times, Armellini ha risposto alle domande di Open sulla prima intervista di un pontefice alla tv italiana.


Un’ora di intervista, molti temi toccati, ma pesa – secondo molti suoi colleghi – il silenzio sugli scandali degli abusi sessuali nella Chiesa. Lei cosa ne pensa?


«Ho un po’ l’idea che si sia stati più realisti del re, o più cattolici del Papa. Nel senso che è un tema su cui Bergoglio si è espresso parecchie volte, è stato anche intervistato a questo proposito da diversi colleghi in altri Paesi. Quindi penso che se gli fosse stata fatta la domanda, lui avrebbe risposto. Magari non volentieri, ma sarebbe stato pronto a rispondere. Mi è sembrato un peccato non dargli l’opportunità di parlare di questo tema molto importante e di cosa sta facendo la Chiesa, anche sotto suo impulso. Il Vaticano si sta impegnando sulla questione, dunque non credo che ci sia stata una volontà di omertà. Non lo voglio credere».

Quali domande non sono state fatte e invece si dovevano fare?

«Colleghi della stampa estera hanno commentato sotto il mio tweet menzionando questioni come il matrimonio dei preti, il sacerdozio femminile, l’aborto, il ddl Zan. Tutti temi interessanti su cui si interrogano cattolici e no a livello mondiale. Io mi sarei concentrato sul tema degli abusi perché mi sembra proprio un grande rimosso nel dibattito pubblico italiano, oltre che nell’intervista».

Un’occasione sprecata?

«Sì, sarebbe stato bello sentire parlare di questi temi in quella che è stata un’intervista storica sulla tv di Stato italiana. Il fatto che non sia accaduto mi fa riflettere su una cosa a cui penso da un po’…».

Quale?

«In generale, questi temi in Italia hanno poca eco. I casi di preti pedofili o di preti coinvolti in scandali sessuali ci sono, come purtroppo accade in ogni Paese. Solo che da noi finiscono in trafiletti dei giornali, non ne parlano i politici, non ne parlano i talk show. Non è un tema che attrae l’opinione pubblica. Magari esce una notizia un giorno, ma non c’è nessun seguito il giorno dopo. Proprio la settimana scorsa, per esempio, è uscita la notizia di Don Euro, il sacerdote che raccoglieva i soldi dei suoi parrocchiani per poi spenderli con escort in festini a luci rosse. Mentre in Italia i quotidiani ne hanno reso conto in un trafiletto, il Guardian ci ha fatto una storia. All’estero c’è un’attenzione diversa per questi temi».

L’intervistatore avrebbe potuto osare di più?

«Al posto di Fazio avrebbe potuto esserci chiunque altro. Probabilmente, qualsiasi altro intervistatore italiano si sarebbe comportato allo stesso modo. Per la ragione che dicevamo: c’è poca sensibilità sul tema in Italia».

Quindi è anche un problema culturale dell’opinione pubblica italiana?

«Io credo che puoi permetterti di non affrontare il tema perché non è poi così caldo in Italia. Se fosse stata una questione sulla bocca di tutti allora sarebbe stato impossibile sfilarsi. Ma in Italia non si parla mai in maniera sistemica degli abusi sessuali: si privilegiano i singoli casi invece di affrontare il problema di governance della Chiesa, di come queste cose siano successe, di chi e perché ha permesso che potessero succedere e come comportarsi perché non avvengano più».

Il suo collega del New York Times Jason Horowitz ha scritto su Twitter che i media italiani sono uno «spazio sicuro per il Vaticano»: è d’accordo?

«Sì. Il Vaticano in Italia, come è comprensibile, ha un livello di copertura molto superiore rispetto ad altri Paesi europei che sono più laici, anche per ragioni geografiche e storiche: è forse per questo che la copertura dei temi vaticani in Italia è più rispettosa che altrove. Tuttavia io non credo che esistano temi che non si possono affrontare con il Papa, che il Vaticano censuri o impedisca domande. In fondo il Papa parla molto liberamente ai media, come succede nelle conferenze stampa in volo quando è in viaggio all’estero. In quelle occasioni le domande non sono concordate con l’ufficio stampa. E in diverse occasioni il Papa ha affrontato questioni spinose, sia negli Angelus, sia in altre interviste. Ne ricordo una alla tv spagnola, un paio di anni fa, in cui non ebbe timore di parlare di temi delicati come abusi e aborto».

Qualche polemica anche sul fatto che l’intervista non fosse in diretta – come era stata venduta – ma registrata dopo le 17. Sui social gira la foto dell’orologio del Papa che segna le 17.30.

«Non mi sembra dirimente. Mi ero interrogato sul tema, come tanti altri colleghi, e il dubbio mi era venuto per il fatto che il Papa va a letto molto presto. Su questo non mi sento di fare alcuna critica. Avrà avuto le sue ragioni».

Nella foto: elaborazione grafica di Vincenzo Monaco

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