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Russia, su quali sanzioni stanno lavorando Usa e Ue in caso di invasione dell’Ucraina

Da tempo si parla di misure senza precedenti nella storia delle relazioni con Mosca: ma a cosa stanno pensando esattamente gli alleati del blocco occidentale?

Joe Biden e i Paesi membri dell’Unione europea lo ripetono da tempo: se Vladimir Putin darà l’ordine di invadere l’Ucraina, contro Mosca si riverseranno «sanzioni mai viste» nella storia recente delle relazioni tra l’Occidente e la Russia. Da quel che emerge finora, si tratta di un pacchetto di misure draconiane ed estese, che avrà «effetti economici profondi» per Mosca. La Commissione europea lavora da settimane per trovare un delicato equilibrio all’intero della crisi, che va ricercato anche tra le parti in causa: non tutti sono d’accordo sulla gravità delle sanzioni, né sulla cosiddetta linea rossa da considerare per farle scattare.


Quando dovrebbero scattare

Attualmente, tra i falchi ci sono l’Olanda, i Paesi baltici e gli Stati dell’Est (Ungheria esclusa), mentre altri – come Italia, la Germania e la Francia, che da tempo si giocano il ruolo di mediatori – sono schierati su una linea più prudente. La tesi prevalente, al momento, è quella delle maggiori capitali europee: cioè che le sanzioni scattino solo in caso di invasione vera e propria da parte delle truppe russe. Eventuali attacchi cyber o disordini potrebbero invece innescare sanzioni più «proporzionate».


Le misure contro il suo entourage

Tra le misure al vaglio ci sono le sanzioni individuali destinate a colpire l‘inner circle di Putin. A lavorare su questo punto è soprattutto l’amministrazione Biden: saranno sanzioni economiche e divieti di circolazione in Ue e in Usa. Nella lista nera, tra familiari, oligarchi e personalità vicine a Putin, potrebbe finire anche Alina Kabaeva, oro olimpico nel 2004.

Sanzioni alle banche

Il pacchetto in questo settore è ancora oggetto di discussione. Dovrebbe essere certo che le sanzioni colpiranno le singole banche russe come la Sberbank o la para-statale Vtb. Sembra esclusa, per ora, la cacciata della Russia dallo Swift, il sistema di pagamenti internazionali. Una simile sanzione metterebbe a rischio la restituzione, da parte dei russi, di miliardi di dollari che gli europei hanno dato in prestito. A opporsi a questa soluzione è soprattutto la Germania.

Le tecnologie

Per quanto riguarda le sanzioni commerciali, si sta lavorando allo stop del trasferimento di tecnologie verso le industrie russe. Sono inclusi i settori dell’intelligenza artificiale, della computazione quantistica, quello dell’aviazione civile o dell’aerospazio. Lo stop all’export potrebbe comunque riguardare anche videogiochi, tablet e smartphone.

Colpire il settore energetico

Il punto più difficile su cui trovare un accordo è quello dell’energia: si potrebbe valutare lo stop alle nuove esplorazioni di gas (o ai finanziamenti per queste attività) da parte delle compagnie occidentali, ma anche l’interruzione del trasferimento di tecnologie per l’industria energetica russa. Si tratta di un terreno decisamente scivoloso, che avrebbe un impatto molto forte su diversi paesi. A rischio non c’è solo la prosecuzione dei lavori per il gasdotto Nord Stream 2 che unirà Russia e Germania, ma anche il futuro di altre aziende. Ad esempio, la britannica Bp possiede il 20% della compagnia petrolifera russa Rosneft, e la Shell ha affiancato l’americana Exxon nell’esplorazione di gas e petrolio a largo dell’isola di Sachalin.

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