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Referendum sull’eutanasia, la Consulta ha deciso: «Il quesito è inammissibile»

La motivazione della Corte costituzionale: «Non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana»

«Non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili». Con questa motivazione la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull’eutanasia, ossia il quesito che chiede di depenalizzare l’omicidio del consenziente. A renderlo noto è l’Ufficio comunicazione della Consulta, in attesa del deposito della sentenza. Giovedì 17 febbraio, intanto, riprenderà alla Camera l’esame della proposta di legge sul fine vita, come è stato stabilito in conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Nell’ultima seduta svolta sul tema, i lavori si erano conclusi con la discussione sull’insieme di tutti gli emendamenti.


Le reazioni

Subito dopo il no della Consulta sono cominciate ad arrivare le reazioni da parte della politica. «La bocciatura da parte della Corte Costituzionale del referendum sull’eutanasia legale deve ora spingere il Parlamento ad approvare la legge sul suicidio assistito, secondo le indicazioni della Corte stessa», è il tweet a caldo del segretario del Pd Enrico Letta. «Sono dispiaciuto, la bocciatura di un referendum non è mai una buona notizia», è invece il commento del leader della Lega Matteo Salvini. Parere diametralmente opposto quello espresso dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni secondo cui il no della Consulta è una «decisione sacrosanta». «Un quesito inaccettabile ed estremo – ha sottolineato Meloni – che avrebbe scardinato il nostro ordinamento giuridico, da sempre orientato alla difesa della vita umana e alla tutela dei più fragili e deboli. Una sentenza di buon senso – ha concluso -. C’è ancora spazio nel nostro ordinamento per difendere il valore della vita, come Fratelli d’Italia intende fare con il suo impegno».


Mina Welby: «Triste e delusa»

«Provo tanta tristezza pensando alle persone più vulnerabili le cui richieste resteranno inascoltate». Queste le parole all’Ansa di Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby. «Io ero sicura che la Corte avrebbe deliberato a favore di questo referendum e sono rimasta molto delusa. Rimane l’ultima ‘speranza’ del Parlamento. Vorrei personalmente fare qualcosa per sensibilizzare al tema, non so ancora cosa». «Una brutta notizia per la democrazia nel nostro Paese», è invece il commento a caldo di Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, che accompagnò Dj Fabo a morire in una clinica in Svizzera.

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