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Cognome materno ai figli, parte la discussione al Senato: «Da 40 anni le donne chiedono che non venga cancellato»

L’Unione Donne in Italia: «Ci auguriamo che questa discussione non si impantani in sterili conflitti»

Parte oggi, 15 febbraio, in Commissione giustizia al Senato la discussione sull’attribuzione diretta ai figli del cognome della madre: l’appuntamento è per le 14.30 in 2a Commissione, dove comincerà l’esame delle proposte di legge sull’attribuzione diretta ai figli del cognome della mamma. L’Unione Donne in Italia, si dice soddisfatta. «Nel tempo in cui la dignità si fa tema politico, il cognome della madre taciuto, prima di essere un’ingiustizia, appare per quello che è: uno scandalo», dice l’Udi. Ora «è tempo di verità, che i figli portino i segni di coloro che li hanno generati e che il loro nome sia una storia e non un attestato di proprietà. Vogliamo che questo sia alla nascita senza necessità di accordi e concessioni tra coniugi. Ci auguriamo che questa discussione non si impantani in sterili conflitti, in contrapposizioni strumentali, in furbe lungaggini. Le donne, oggi più che mai, hanno un enorme credito da riscuotere».


Iole Natoli, giornalista e blogger, ricostruisce sul suo sito il contenuto delle sei proposte al Senato su cui riferirà il senatore della Lega Francesco Urraro. L’ultima arrivata «è quella della Senatrice Loredana De Petris, comunicata alla Presidenza il 22 giugno del 2021 ma annunciata e assegnata alla Commissione suddetta solo l’8 febbraio del 2022», scrive Natoli, che ricorda anche come altre tre proposte sul tema giacciano alla Camera. «Il cognome patrilineare è il burqa culturale delle donne», ricorda l’attivista. 


Finora nessuna iniziativa legislativa è riuscita a ottenere dei risultati sul tema, e l’Italia resta agli ultimi posti tra i grandi Paesi. La prima proposta sul cognome materno risale al 1979 ed è stata presentata da Maria Magnani Noya del Psi, ex sindaca di Torino, avvocata penalista, sottosegretaria alla Sanità nel primo governo Craxi e poi parlamentare europea. Da 40 anni, ricorda ancora l’Udi, «le donne chiedono inascoltate che il proprio cognome non venga cancellato». Nel 2016 una sentenza della Corte Costituzionale, la 286, ha sancito la possibilità di dare a figli e figlie il doppio cognome alla nascita, purché i genitori siano d’accordo. Il cognome della madre viene registrato dopo quello del padre.

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