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Cancellato per doping l’argento vinto dietro gli azzurri a Tokyo, la sentenza: i britannici devono restituire le medaglie

Il Tas di Losanna ha confermato che quello di Ujah a Tokyo fu doping. La beffa per i britannici, che in quegli stessi giorni accusavano senza prove Jacobs

I britannici arrivati secondo dietro gli azzurri per un soffio nella staffetta 4×100 a Tokyo 2020 dovranno restituire le loro medaglie d’argento. Il Tribunale di Arbitrato dello sport di Losanna ha stabilito in via definitiva che da parte di Chijindu Ujah c’è stata la violazione delle regole antidoping, dopo che il britannico risultò positivo agli steroidi ai test dopo la gara vinta dall’Italia. Tutti i risultati di quella squadra vengono quindi annullati, compresi i premi ricevuti. Viene quindi riscritto il risultato di quella gara, vinta dagli azzurri Patta, Jacobs, Desalu e Tortu, proprio con lo scatto memorabile di quest’ultimo che nel finale aveva bruciato l’avversario britannico. L’argento passa al Canada, che finì terzo sul podio, mentre la Cina riceverà il bronzo.


Arriva una beffa per i britannici e per i media del Regno Unito, che dopo i trionfi azzurri avevano insinuato sospetti di doping soprattutto per Jacobs che aveva conquistato uno storico oro nei 100. Accuse mai provate, a differenza di quelle contro Chijindu Ujah che aveva sempre provato a difendersi spiegando che era risultato positivo per colpa di un «integratore contaminato». Oggi si scusa con i compagni Zharnel Hughes, Nethaneel Mitchell-Blake e Richard Kilty, spiegando però che avrebbe assunto gli steroidi: «inconsapevolmente. Mi scuso ancora – ha detto – mi dispiace moltissimo che a causa di questa situazione debbano restituire le medaglie, e mi scuso anche con le loro famiglie e con i tifosi. Mi porterò dietro questo rimorso per il resto della vita».


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