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Venti di guerra in Ucraina, anche l’Italia fa la sua parte: così i nostri jet sfidano i russi

I velivoli di Mosca si avvicinano allo spazio aereo della Nato, scatta l’allarme e i jet italiani partono, in tempi record e dalla base di Costanza in Romania, per pattugliare i cieli

L’Italia non starà a guardare. Ne è convinto il ministro della Difesa Lorenzo Guerini che ha ricordato come i nostri militari siano già operativi in Lettonia, Romania e nel Mediterraneo. E proprio in Romania c’è una delle missioni più importanti, affidata all’Aeronautica italiana, dove ogni giorno i nostri piloti, senza sosta, garantiscono che nessun velivolo si avvicini troppo allo spazio aereo della Nato. Peccato che gli aerei russi, secondo la ricostruzione de Il Messaggero che ha raggiunto la base italiana in Romania, lo facciano spesso, senza lasciare traccia e in maniera provocatoria. Il ministero della Difesa assicura, di fatto, che i caccia italiani possano decollare in pochi minuti, spedendoli al confine e dimostrando ai russi che la sorveglianza c’è eccome.


Cosa fanno i russi

Come raccontato oggi 23 febbraio da Il Messaggero, ospite della sede della task force Air Black Storm, a Costanza, in Romania, i velivoli italiani sono sempre operativi. Quando la centrale Nato fa scattare l’allerta, loro sono pronti a decollare in dieci minuti. I russi, infatti, in più occasioni si sono avvicinati a grande velocità ai “confini” facendo scattare l’allarme. Aerei che poi sarebbero tornati indietro senza lasciare traccia. Ed è proprio in quel momento che partono i caccia italiani per sorvegliare i cieli ed evitare che i velivoli di Putin possano sconfinare troppo. «Abbiamo programmato da tempo iniziative di rafforzamento degli assetti. Così abbiamo innalzato la prontezza operativa dei nostri assetti», ha dichiarato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Queste sono «misure che, ancora una volta, vanno intese come lo stimolo a un vero confronto costruttivo. Proprio questo è il senso della deterrenza: esortare la Russia a non alimentare il conflitto e scegliere la via della diplomazia», ha concluso Guerini in un’intervista al Corriere della Sera.


Foto in copertina di repertorio: EPA/ROBERT GHEMENT

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