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Covid, contagi in risalita, +13% negli ultimi 7 giorni. Gli esperti: «Troppo convinti di avercela fatta»

Il trend è ancora in calo ma i numeri scendono più lentamente: «Il virus è tutt’altro che sparito»

«Il Coronavirus non è sparito anzi cresce mentre la prudenza e le attenzioni verso le misure anti-Covid vengono meno». A fare il quadro dell’attuale situazione epidemiologica in Italia è il fisico Giorgio Sestili che all’Adnkronos mette in guardia su come la curva sia in risalita. «Stiamo assistendo di nuovo a una crescita del +13% negli ultimi 7 giorni. Con una stima dell’Rt a 1,3». Mentre in Umbria, Calabria, Molise e Valle d’Aosta il numero dei nuovi positivi continua a salire, governo e presidenti di Regione pensano a una road map per le riaperture. «E il colpo di coda a cui stiamo assistendo è proprio dovuto a questo: il fatto che sia tutto aperto ci rende meno attenti ma il virus è ancora in giro, siamo a marzo e fa ancora freddo», insiste Sestili. A confermare l’urgenza di una maggiore prudenza è anche il ministro della Salute Roberto Speranza: «Superare lo stato d’emergenza non significa d’un tratto magicamente essere fuori da ogni vincolo, il Covid continua ad essere una sfida con cui fare i conti».


Cauda: «La discesa frena ma il calo c’è ancora»

Mettendo a confronto l’ultimo bollettino nazionale con quello dei 7 giorni precedenti si nota subito un aumento da 30 a 35 mila positivi giornalieri. In risalita è anche la media settimanale: il 6 marzo registrata a 36.522 casi contro i 35.890 e i 35.663 del sabato e venerdì precedenti. I piccoli ma diffusi movimenti in rialzo destano preoccupazione anche se rimane prematuro immaginarsi ondate e inversioni importanti di curva. «Serve cautela», commenta Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma. Al Messaggero spiega come nonostante la frenata evidente ci sia comunque margine di miglioramento. «La frenata c’è ma il calo c’è ancora».


Sebastiani: «Anche terapie intensive scendono meno»

A fornire un ulteriore elemento di analisi della curva è il matematico Giovanni Sebastiani del Cnr: «Anche la discesa della curva degli ingressi giornalieri nelle terapie intensive sta registrando una frenata, così come quella dei decessi». Un trend questo confermata da quanto accade in altri Paesi europei. Un andamento simile a quello italiano si riscontra in Germania come in Francia o nel Regno Unito. Nel Paese di Boris Johnson dal 22 febbraio a ieri i casi sono passati da 398mila giornalieri a 664mila.

Andreoni: «Troppo convinti di avercela fatta»

«La sensazione è che ci sia in giro un certo grado di stanchezza», spiega anche Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). «E questo senza dubbio un impatto sulla curva ce l’ha. È forse passato il messaggio che ce l’abbiamo fatta e un pochino si è persa l’attenzione». E aggiunge: «Oggi questi dati sono difficili da interpretare magari abbiamo raggiunto il plateau e dobbiamo accettare che in questa stagione il virus circola in questo modo. Sarebbe l’endemizzazione del Covid. Ma è presto per dirlo».

Bassetti: «Guardare al dato dei casi gravi»

«Non dobbiamo guardare i tamponi positivi o la percentuale di positivi, perché non ci dicono nulla». A chiarire l’attenzione su cui l’analisi epidemiologica dovrebbe volgersi è il primario del San Martino di Genova Matteo Bassetti: «Dobbiamo guardare i casi gravi, chi va in ospedale, perché ci va e quanto ci sta. Questi dati sono in continua discesa. I reparti Covid sono quasi vuoti o si stanno svuotando». L’esperto conferma l’aumento dei contagi a 7 giorni ma non si dichiara preoccupato. «Lo sarei stato se fossimo passati da 600 persone in terapia intensiva a 700», spiega. E sulle prospettive di una road map aggiunge: «C’è minor attenzione al problema anche perché la gente è stufa delle misure di restrizione. Non dobbiamo mollare tutto ma qualche misura va alleggerita. Si deve continuare a parlare di Covid perché si deve pensare alle modalità con cui difendersi, vaccinazioni per chi non l’ha fatto e anche il richiamo, mettersi la mascherina quando serve. Ma credo che i problemi arriveranno da fuori l’Italia e dobbiamo stare attenti». L’avvertimento di Bassetti è sulla questione Ucraina. L’arrivo dei profughi è da un Paese il cui tasso di vaccinazione contro il Covid è fermo al 30%».

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