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Chi era Boris Romantschenko, sopravvissuto a quattro lager nazisti e ucciso in un attacco russo a Kharkiv

Nel 1942 era stato imprigionato dai nazisti in quanto comunista sovietico. È morto in un incendio scoppiato a causa di un attacco dell’esercito russo

Dopo essere sopravvissuto all’Olocausto ed essere stato detenuto in quattro diversi campi di concentramento, Boris Romantschenko è morto venerdì in seguito a un incendio causato da un attacco russo nella sua palazzina a Kharkiv, seconda città dell’Ucraina. La notizia è stata diffusa oggi dal figlio e dalla nipote di Romantschenko ed è stata poi ripresa dalla Fondazione per la Memoria dei Campi di Concentramento di Buchenwald e Mittelbau-Dora. Boris aveva 96 anni, era nato il 20 gennaio 1926 a Bondari, nei pressi di Sumy. Era stato catturato nel 1942 dai nazisti in quanto comunista sovietico e deportato a Dortmund. Aveva cercato di fuggire ma fu catturato e trasferito nel campo di concentramento di Buchenwald nel gennaio 1943. Fu anche prigioniero a Peenemünde, Mittelbau-Dora e Bergen-Belsen, dove veniva costretto a prendere parte alla costruzione dei razzi V2 dell’esercito nazista. Nel 2015, durante l’anniversario della liberazione di Buchenwald aveva inserito nel suo discorso la frase «la nostra idea è costruire un nuovo mondo di pace e libertà», parte del giuramento dei sopravvissuti ai campi di concentramento. Il direttore della Fondazione per la Memoria dei Campi di Concentramento Jens-Christian Wagner si è detto addolorato per la perdita. Nella foto diffusa dalla Fondazione si vede Romantschenko indossare l’uniforme a righe com’era solito fare alle commemorazioni dell’Olocausto a cui spesso partecipava. L’uomo è ritratto di fronte all’ingresso del campo di Buchenwald, sotto la scritta «Jedem Das Seine» («A ciascuno il suo» in tedesco). Sul petto spicca il triangolo rosso, simbolo che veniva assegnato ai prigionieri politici non ebrei.


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