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I soldati russi che rifiutano di combattere in Ucraina: «Non è una guerra, è un'”Operazione speciale”»

Dodici ufficiali della Rosgvardia di Krasnodar si sono rifiutati di partire per Kiev. Sono stati licenziati. E oggi vanno in tribunale per farsi dare ragione

Dodici ufficiali della Guardia Nazionale di Krasnodar hanno ricevuto l’ordine di andare a combattere in Ucraina. Ma hanno detto no. E oggi, difesi dall’avvocato Mikhail Benyash, hanno impugnato il licenziamento arrivato da Mosca in risposta al rifiuto di obbedire agli ordini. La storia l’ha raccontata per prima la rivista Meduza, uno dei pochi media indipendenti della Russia. E la motivazione illustrata non fa una grinza: quella nei confronti di Kiev non è una guerra, ma un'”operazione speciale” come l’ha definita lo stesso Vladimir Putin. Quindi gli ordini di andare in guerra non valgono.


La causa contro Putin

Benyash racconta che il 25 febbraio la Rosgvardia, ovvero la Guardia Nazionale Russia, ha ordinato di andare in territorio ucraino mentre stavano partecipando a un’esercitazione in Crimea. Quando loro si sono rifiutati è partito un procedimento disciplinare e il primo marzo hanno ricevuto la lettera di licenziamento per non aver obbedito agli ordini. «In caso di conflitto armato o situazione di emergenza i termini contrattuali possono essere modificati unilateralmente per un massimo di sei mesi», spiega Benyash. «Ma qui non ci sono conflitti armati o guerra, ma soltanto un’”operazione militare speciale”. La legge non dice nulla a riguardo». Se le stesse autorità russe si rifiutano di definirlo un conflitto armato, allora non è una guerra e non possono arrivare ordini. Si può partire come volontari ma non si può essere costretti, è il ragionamento. «E se invece è una guerra, allora chi l’ha iniziata? Nessuno vuole rispondere a questa domanda, purtroppo».


Nel colloquio con Vladimir Sevrinovsky l’avvocato sostiene che i russi stanno rifiutando “in massa” di partecipare alle Operazioni Speciali di Putin. E ora, grazie a questa causa, sapranno che c’è una base legale per farlo. In molti non si muovono perché sono spaventati da quello che si potrebbe dire di loro quando le storie finiranno sui media. Li spaventano con accuse di tradimento della patria. «Sento storie di rifiuti a partire che arrivano dalla Siberia al Caucaso settentrionale», sostiene Benyash, «ho ricevuto 200 richieste in tutto. Ma molti si rivolgono a me in rappresentanza di un gruppo. Vengono da me perché la gente non vuole uccidere o essere uccisa. Quando sono stati assunti, le regole d’ingaggio erano diverse. Per quanto riguarda la Rosgvardia, chi è coscritto non ha ricevuto preparazione militare. Questi ragazzi non possono sparare missili terra-aria, non possono portare in giro carri armati. Cosa gli succederebbe se incontrassero un esercito addestrato?».

Non uccidere non è un crimine

Secondo l’avvocato rifiutarsi di uccidere non è un crimine: «Non è una vergogna, è giusto. Se qualcuno risponde di no a un ordine di uccidere qualcuno, può contare sulla nostra protezione». Poi rivela di aver ricevuto a sua volta pressioni: «Due settimane fa hanno buttato giù la porta di casa mia. Dovresti vedere cosa c’era in casa. È come se fosse passato di lì un ippopotamo». E non finisce qui. Repubblica, che ha raccontato oggi la storia della Guardia Nazionale di Krasnodar, fa sapere che il team di Alexei Navalny ha diffuso l’audio di un colloquio tra truppe russe intercettato forse in Ucraina. E che testimonia il rifiuto di andare a combattere da parte delle forze speciali russe a Irkutsk, Omsk e Novosibirsk. Anche loro hanno ricevuto dai superiori accuse di vigliaccheria e tradimento.

E ieri l’Ufficio delle comunicazioni strategiche delle forze armate dell’Ucraina ha sostenuto che i soldati dell’Ossezia del Sud hanno rifiutato di entrare in guerra al fianco della Russia contro l’Ucraina Pochi giorni fa quasi tutto il personale di uno dei gruppi tattici del battaglione (due compagnie di fucili motorizzati e una batteria di mortai) della 4a base militare delle forze armate russe (unità militare 66431 Tshinval, Ossezia del Sud), si è rifiutato di «partecipare all’aggressione militare contro l’Ucraina». Quasi tutti gli abitanti della regione hanno passaporto russo. Per l’Ossezia Mosca vuole un referendum per l’annessione dell’intero territorio alla Russia. Potrebbe tenersi già a maggio o a giugno.

1.000 altri soldati pronti alle cause

Il Financial Times aggiunge che nel frattempo sono arrivati a un migliaio i soldati che hanno contattato l’avvocato Benyash per farsi patrocinare cause contro lo stato russo. La Rosgvardia, considerata in Russia come l’esercito personale di Putin, interviene spesso a Mosca durante le proteste di piazza. Ed è considerato lo spauracchio degli oppositori. Ma alcuni video hanno mostrato i veicoli targati Guardia Nazionale anche in Ucraina. Spesso abbandonati o rimasti senza benzina. Mercoledì lo stesso Putin ha conferito onoreficenze ai membri della Guardia che si sono distinti sul campo durante l'”Operazione Speciale”. Intanto però nove delle 12 guardie patrocinate da Benyash hanno ritirato la causa dopo aver ricevuto pressioni.

Foto copertina: Sergey Malgavko/Meduza

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