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Guerra in Ucraina, Londra sanziona altri due oligarchi russi: sono soci di Abramovich

Tenenbaum e Davidovich controllano asset, ora congelati, per un valore complessivo stimato in oltre 10 miliardi di sterline

Il premier britannico Boris Johnson torna all’attacco della Russia e annuncia, oggi 14 aprile, l’allargamento delle sanzioni contro Mosca in risposta all’invasione dell’Ucraina. A finire nel mirino del governo sono Ievgheni Tenenbaum e David Davidovich, oligarchi considerati funzionali al sistema di Vladimir Putin. Entrambi sono partner d’affari storici di Roman Abramovich, già sanzionato a sua volta dal Regno Unito e dall’Ue, ma non dagli americani. I due controllano asset, ora congelati, per un valore complessivo che è stato stimato in oltre 10 miliardi di sterline. In questo modo sale a 106 il numero di oligarchi (ma anche dei loro familiari e soci), inseriti nella black list del Regno Unito. Per loro beni congelati e divieto di viaggio sull’isola.


Chi sono i due oligarchi

Ievgheni Tenenbaum, uno dei due oligarchi colpiti oggi dal governo britannico, è nato a Kiev, risulta essere legato alla Russia ma è cresciuto in Canada. Ricopre l’incarico di direttore generale della squadra londinese di calcio del Chelsea ma ha anche acquisito una società d’investimento britannico, Evrington Investments Limited, che, fino al 24 febbraio, giorno in cui è cominciata l’invasione in Ucraina, faceva capo ad Abramovich. Davidovich, invece, come dice Forbes, è un partner minore dell’ex patron del Chelsea. Secondo le autorità britanniche, è diventato titolare della Evrington dal 22 marzo grazie a un secondo passaggio di mano con Tenenbaum, nonché dal 24 febbraio, secondo il Guardian, di uno dei sei yacht attribuiti ad Abramovich. «Noi intendiamo stringere la morsa attorno alla macchina da guerra di Putin – ha dichiarato Liz Truss, ministra degli Esteri del governo britannico – prendendo di mira il circolo di persone più vicino al Cremlino e andando avanti con le sanzioni finché Putin non fallirà in Ucraina. Niente e nessuno è fuori dal tavolo».


Foto in copertina di repertorio: EPA/PAVEL BEDNYAKOV

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