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Modifica dei Trattati, l’appello di von der Leyen e Macron spacca l’Ue: 13 Paesi si oppongono

Il 3 maggio scorso, il premier Mario Draghi si era espresso a favore. Sul tavolo anche l’abbandono del voto all’unanimità, ma non tutti sono d’accordo

«Ora sta a noi prendere la via più diretta». In occasione della conferenza sul futuro dell’Europa, che si è chiusa oggi 9 maggio a Strasburgo, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha lanciato un appello per la modifica dei Trattati Ue. Nel corso dell’evento, nato su iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron, c’è stata la presentazione delle 49 proposte dei cittadini Ue per la riforma dell’Europa. Von der Leyen ha detto che, «se necessario», questa potrà comportare la «modifica dei trattati». Le parole, però, non sono state ben accolte da 13 Stati membri, che considerano «sconsiderato e prematuro» cambiare i Trattati. Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia hanno detto che una modifica dei trattati toglierebbe «energia politica all’importante compito di trovare soluzioni alle domande dei cittadini» e «alle sfide geopolitiche urgenti che l’Europa deve affrontare».


A favore della modifica dei Trattati si era espresso invece Mario Draghi, che di fronte alla plenaria di Strasburgo, il 3 maggio, aveva dichiarato: «Mai come ora i nostri valori europei di pace e solidarietà hanno bisogno di essere difesi. Mai come ora questa difesa è per i singoli Stati molto difficile e lo diventerà sempre di più. Se questa difesa prevede un percorso che porti a una revisione dei trattati che lo si abbracci con coraggio e fiducia». Il 4 maggio il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per chiedere al Commissione per gli affari costituzionali dell’Unione di preparare delle proposte per riformare i Trattati Ue, per ottenere una «più profonda integrazione politica e una democrazia genuina».


L’abbandono dell’unanimità «per muoverci più velocemente»

Tra i grandi temi che la modifica dei Trattati andrebbe a toccare c’è anche l’abbandono del voto all’unanimità: «Ho sempre sostenuto che il voto all’unanimità in alcune aree chiave semplicemente non ha più senso se vogliamo essere in grado di muoverci più velocemente» ha detto von der Leyen. Le ha fatto eco Macron: «Non dobbiamo escludere nessuno ma non possiamo neanche lasciare che pochi blocchino tutto». «Occorre generalizzare il voto a maggioranza qualificata per le nostre principali politiche pubbliche», ha detto il presidente francese, che ha aggiunto che «le avanguardie, le opinioni diverse sono sempre state il volano della crescita dell’Europa ma negli ultimi anni penso che la necessità di decidere a 27 abbia rallentato questo impegno».

Macron sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue: «L’iter dura decenni»

Macron si è poi espresso sulla possibile entrata dell’Ucraina nell’Ue: «L’Ucraina con il cuore è già membro della nostra Unione ma anche se domani le concediamo lo status di candidato, ed è ciò che auspico, sappiamo tutti che l’iter per l’adesione richiede diversi anni, anzi decenni, e bisogna dirlo con sincerità. Non possiamo rinunciare ai principi che sono le fondamenta di questa Europa». Il leader dell’Eliseo ha però aggiunto che «dal punto di vista politico l’Europa è più ampia dell’Ue» e alla luce di ciò «la sfida storica che ci attende oggi» è quella di «creare una comunità politica europea, un’architettura europea nuova che consentirebbe alle nazioni democratiche europee che aderiscono ai nostri valori di trovare un nuovo spazio di cooperazione politica e di sicurezza in materia di energia, trasporti, investimenti, infrastrutture, libera circolazione e giovani». Tutto ciò – chiarisce Macron – «non impedirebbe future adesioni all’Ue». Proprio oggi von der Leyen ha dichiarato che l’Unione si esprimerà sull’ingresso dell’Ucraina entro giugno e che le nuove proposte sul futuro dell’Ue verranno formalizzate a settembre.

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