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Rimini, 250 le segnalazioni di donne «molestate dagli Alpini». Presentata un’interrogazione parlamentare – Le storie

Mentre si valuta una denuncia collettiva, tre ragazze raccontano a Open i giorni vissuti dal 5 all’8 maggio

Palpeggiamenti, insulti, molestie verbali e violenze. Centinaia di donne di Rimini hanno denunciato pubblicamente di essere state prese di mira dagli Alpini, nel corso della 93esima adunata nazionale che si è tenuta dal 5 all’8 maggio. Segnalazioni che sono state pubblicate sui social da Non una di meno e che, al momento, non si sono trasformate in denunce: «Sarebbe inutile, queste persone vengono protette e giustificate. Sa cosa ha detto il mio capo? “Mi sarei fatto toccare volentieri da un alpino, al tuo posto”». E ancora: «Non so come funzioni, non so cosa fare ma vorrei denunciare subito». «Alcune di loro sono ancora scosse per quello che è successo, non vogliono che si verifichi una seconda violenza da parte delle istituzioni dal momento che spesso chi denuncia viene interrogato in maniera pesante rischiando di vivere, per una seconda volta, il trauma subito. Diamo loro il tempo di pensarci», ci spiega Alice Carletti di Non una di meno Rimini.


«Denuncia collettiva e interrogazione parlamentare»

«Stiamo valutando anche la denuncia collettiva, i nostri avvocati sono già stati avvertiti. E due ragazze a breve li incontreranno», aggiunge Carletti. Insomma, qualcosa si sta già muovendo. Le vittime di molestie si sono confrontate, l’associazione che ha denunciato i fatti ha organizzato incontri pubblici e si sta creando un vero e proprio movimento per evitare che la vicenda venga derubricata a goliardia. «Per intervenire non servono le denunce: le segnalazioni devono essere prese sul serio, anche quando non prendono la forma di una denuncia alle forze dell’ordine. Spesso le donne non denunciano perché temono di non essere credute. Chi ha segnalato ha bisogno del supporto delle istituzioni. Non si tratta di episodi di maleducazione o di ubriachezza: queste sono molestie», ha spiegato Elly Schlein, vicepresidente dell’Emilia-Romagna.


Quante sarebbero state le molestie, numeri alla mano? «Più di 250 le persone che ci hanno scritto, in 160 hanno raccontato i fatti in maniera dettagliata», precisano da Non una di meno Rimini. Per il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad non si può sottovalutare quanto accaduto ma al tempo stesso «non possiamo generalizzare per tutti gli Alpini». Riccardo Magi (+Europa) ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e della Difesa, Luciana Lamorgese e Lorenzo Guerini. Open l’ha visionata: Magi – come si legge nella bozza – chiede «quali urgenti iniziative i ministeri intendono intraprendere per accertare quanto accaduto nel corso della manifestazione, anche acquisendo le immagini registrate dalle videocamere di videosorveglianza presenti sui luoghi indicati dalle segnalazioni, al fine di individuare gli eventuali responsabili, e come si intende prevenire il ripetersi in futuro di tali deplorevoli episodi, già verificatisi in passato». Infine chiede «se siano state avviate indagini interne al corpo degli Alpini».

Le testimonianze a Open

Open ha raccolto tre testimonianze. C’è Elisabetta – useremo un nome di fantasia – che fa la cameriera in un ristorante e che, durante il turno sabato scorso, a un certo punto si è sentita dire da un Alpino cinquantenne: «Dopo andiamo a fare sesso?». «Me lo ha detto mentre portavo da mangiare al tavolo, non ho risposto. Non sapevo che dire, davvero». La ragazza non ha dubbi che si trattasse di un alpino: «Era vestito da Alpino e cantava anche le canzoni degli Alpini. Non ho dubbi». Non solo molestie verbali: «Diverse le palpatine mentre passavo, mi coglievano alla sprovvista. Mi chiamavano pure “pollastra”, solo perché sulla nostra divisa ci sono i nomi dei piatti. E una delle nostre specialità si chiama così. Ci siamo sentite degli oggetti». Lei ha scelto di non denunciare: «Sarebbe inutile, il mio capo mi ha detto: “Cosa vuoi che sia? Anche a me sarebbe piaciuto farmi toccare da un Alpino, al tuo posto”». Questo è il clima.

Maria, invece, lavora in un hotel sul mare e sabato scorso ha registrato la prenotazione di un gruppo di Alpini che volevano prendere una camera d’albergo per una doccia veloce. «Una volta arrivati, tra urla e cori, hanno detto “Andiamo a farci la doccia?”, indicando me. Per fortuna che c’era un mio collega». Insomma, «si sentivano i padroni, si prendevano una libertà che nessuno gli ha dato. Ti chiamano “bella, bellissima, tesoro”». Denunciare? «Mi serve tempo per riflettere», risponde. Maria è ancora scossa. Giovanna, invece, barista, anche lei a Rimini, descrive «una situazione da branco con molestie di tutti i tipi e senza sosta». «Da chi ti chiede il numero o “cosa fai stasera” a battute tipo “come la inzuppi la piadina?” o “che bel panettone” o “che bel balcone” riferendosi al seno. Poi c’è chi ti palpeggia, chi ti tocca il sedere», aggiunge.

La replica degli Alpini

Una vicenda che ha destato scalpore e che ha spinto il presidente dell’Associazione nazionale Alpini, Sebastiano Favero, a commentare all’Ansa le denunce finora raccolte: «Prima di ripartire ho parlato con le forze dell’ordine e ho chiesto se ci fossero state denunce. La risposta è stata negativa. È chiaro che, se ci sono denunce circoscritte e circostanziate, prenderemo provvedimenti». E aggiunge: «Vogliamo i fatti, la stessa cosa è successa a Trento nel 2018, senza che poi succedesse nulla. Quello che mi dispiace è che tutto si concentra su questo quando c’è stata un’adunata nazionale con 450 mila persone a Rimini e una sfilata con 90 mila persone nel segno della fratellanza e della solidarietà. Trasformare tutto questo mi lascia un po’ con l’amaro in bocca». «Condivido quello che ha detto il ministro Guerini – conclude – ma non possiamo procedere sul sentito dire. Servono i fatti e le denunce che, al momento, non ci risultano». Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, poco prima aveva parlato di «comportamenti gravissimi». «Episodi che certamente andranno accertati dagli organi competenti, ma che non possono e non devono essere sottovalutati».

La denuncia di Non una di meno Rimini

Non una di meno Rimini in queste ore ha raccolto tutte le denunce delle vittime. «C’è una donna trascinata in un capannone da 3-4 Alpini che, poi, fortunatamente è riuscita a fuggire. Ci sono Alpini che hanno tirato fuori il loro membro chiedendo ad alcune ragazze di toccarglielo. C’è un’insegnante palpata mentre si trovava fuori dalla scuola. Al suo rifiuto, è stata inseguita all’interno dell’istituto», raccontano dall’associazione che ha denunciato le molestie. Le attiviste raccontano anche di un ragazzo trans «insultato pesantemente perché non voleva rispondere alla domanda se avesse il pene o la vagina». A ragazze lesbiche sarebbe stato detto: «Se vieni a letto con noi, cambi idea». Alcune segnalazioni della giovani donne riguardano anche l’atteggiamento delle forze dell’ordine: «Spesso lì presenti. Alcuni hanno riso, altri hanno attaccato le vittime dicendo “ma fatevi una risata, cosa vuoi che sia successo”».

Un giro d’affari da 168 milioni: a Rimini mezzo milione di Alpini

E la politica? Quasi tutta in silenzio. Dal governo Draghi l’unica voce che si è levata è stata quella del ministro della Difesa Guerini. Matteo Salvini in un post su Facebook dove ha postato un articolo del Corriere della Sera che parlava dei presunti abusi, ha scritto: «Viva gli alpini, più forti di tutti e tutto, buona 93esima adunata». Al leader della Lega hanno ribattuto le attiviste di Non una di meno Rimini: «Se al posto degli Alpini ci fossero state persone musulmane in festa, le istituzioni avrebbero creato uno scandalo. E, invece, no, nessuna solidarietà. E dicono che le nostre denunce sono meno veritiere perché non presentate in maniera ufficiale. Due pesi e due misure».

L’adunata degli Alpini ha generato un giro d’affari di 168 milioni, secondo una stima di Trademark Italia, realizzata per l’osservatorio turistico regionale di Unioncamere Emilia-Romagna. Sono almeno 160 mila le persone arrivate a Rimini. Oltre 800 gli hotel (occupati tra l’85 e il 95 per cento, numeri da pienone ferragostano) operativi solo a Rimini ai quali aggiungere 350 strutture della costa romagnola nord fino a Cesenatico, e sud fino a Cattolica. Se poi si considerano anche le strutture ricettive extralberghiere, quindi alloggi privati, campeggi e accampamenti autonomi, il movimento stimato sfiora le 520 mila presenze complessive.

Foto in copertina di repertorio: FACEBOOK/COMUNE DI RIMINI 

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