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Giornalisti, prof, imprenditori: così la disinformazione russa è in azione in tv e sui social

Il Copasir: alcuni report dell’intelligence italiana provano un’attività di inquinamento pianificata dal Cremlino. Le armi sono gli ospiti di Mosca intervistati sui media. E figure «apparentemente indipendenti» che in realtà avrebbero legami con Putin

Alcuni report dell’intelligence italiana suggeriscono che in Italia la macchina della disinformazione russa è in azione. E ci sono prove e nomi di un’attività di inquinamento pianificata dal Cremlino fin dal luglio 2021. Ovvero quando è stata concepita l’«Operazione speciale» di Vladimir Putin in Ucraina. Secondo La Stampa, che ne parla oggi in un articolo a firma di Niccolò Carratelli e Michela Tamburrino, si tratta di una strategia di comunicazione affidata non solo ad agenti segreti o “spie”, ma a veri giornalisti, accademici, imprenditori. Tutti arruolati nel programma orchestrato da Mosca. Siamo di fronte a una «ingerenza messa in campo da attori statuali», ha detto il presidente del Copasir Adolfo Urso al termine dell’audizione dell’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes.


Le armi della propaganda russa

Le armi della propaganda russa sono, secondo il dossier, gli ospiti russi intervistati sui media. Che sono quasi sempre espressione diretta del Cremlino ed agiscono secondo precise direttive per inquinare il dibattito attraverso le fake news anche sui social network. Ma anche figure apparentemente indipendenti avrebbero invece legami con il regime di Putin. Intanto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera oggi Urso spiega che i 13.416 casi di infiltrazione censiti dalla task force europea provano l’esistenza di «una centrale della disinformazione che opera da anni alle dirette dipendenze del Cremlino. Basti ricordare come Russia e Cina agissero per farci credere che i loro vaccini fossero i migliori al mondo e che i sistemi autoritari fossero più adeguati a fronteggiare il virus. Ora sappiamo la verità».


Per il presidente del Copasir un altro rischio sul tavolo è quello degli attacchi hacker che dovrebbero «essere configurati come atto terroristico. Credo inoltre necessario attribuire direttamente al presidente del Consiglio il potere di disporre che, a fronte di una azione configurata come pregiudizio per la sicurezza nazionale, possa disporre ogni misura proporzionata per il suo contrasto. E va realizzato al più presto il cloud nazionale della Pubblica amministrazione, una politica nazionale sui cavi marittimi e terrestri per fare del nostro Paese un nodo centrale nella rete globale che sempre più connetterà Europa e Occidente con Asia e Africa».

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