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Il fisco cambia idea: la vittima può vendere la casa dello stupro senza restituire le agevolazioni

La commissione tributaria di Varese aveva sostenuto che il suo non fosse un caso di estrema gravità. La mail dell’Agenzia delle Entrate annulla tutto

Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la storia di una donna di Varese a cui lo Stato ha chiesto indietro i soldi delle agevolazioni fiscali nell’acquisto di una casa poi rivenduta prima del tempo di cinque anni. La donna aveva spiegato ai giudici della Commissione Tributaria che l’abitazione era stato il teatro di violenze sessuali da lei subite da parte del compagno, come scritto in un’ordinanza di un Gip di Busto Arsizio sul suo caso: «La donna era considerata dall’uomo “la sua schiava sessuale”, era costretta a subire rapporti sessuali anche nei mesi di gravidanza, veniva presa a calci e costretta a dormire sul divano se non soddisfaceva i suoi desideri sessuali». Ora, fa sapere Il Messaggero, il fisco ha cambiato idea. Una decisione comunicata curiosamente via mail e senza troppe spiegazioni: «Questo ufficio dispone l’annullamento totale degli atti. Gli avvisi di liquidazione sono privi di effetti e le somme richieste non dovute».


Cosa è successo? La donna aveva sfruttato la deroga prevista nella legge, che consente per fatti gravi e imprevedibili di rivendere una casa acquistata senza restituire le relative agevolazioni fiscali. E la Commissione Tributaria aveva respinto il suo appello sostenendo che la storia della sua violenza sessuale «non è un caso di gravità estrema, assolutamente fuori da ogni possibile previsione, eccezionale ed inevitabile». Poi la storia è finita sui giornali. E a quel punto è arrivata la mail del fisco.


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