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Stefania Craxi e il ritorno dell’Atlantismo della ragione: «Ma no alla subalternità agli Usa»

La neo-presidente della Commissione Esteri al Senato: «È necessario un surplus di diplomazia mediterranea. L’Italia deve essere capace di portare un autonomo contributo sulla scena internazionale»

L’elezione a sorpresa della forzista Stefania Craxi a presidente della Commissione Esteri è stato il colpo che ha mandato in tilt il M5s, oltre a mandare su tutte le furie l’ex premier Giuseppe Conte, che accusa le altre forze della maggioranza di star «tramando per spingere il Movimento fuori dal governo». Il suo cognome, così come la sua tempra e imprevedibilità sul fronte della politica estera, è tutto un programma. O meglio, una dottrina, “nel nome del padre”. «La dottrina Craxi sosteneva che si aiutano in tutti i modi i popoli che stanno lottando per la libertà – ha spiegato in un’intervista a Il Mattino Stefania Craxi -. Ma dico anche che è necessario crescere in autonomia e autorevolezza in campo internazionale per incidere in maniera sempre più determinante sul terreno della diplomazia». Una diplomazia che, a detta della nuova presidente della Commissione Esteri, necessita di «un surplus, che va dispiegato nel tentativo di un dialogo da perseguire con durezza e unità», così come a chiare lettere si dice favorevole l’invio delle armi in Ucraina, perché «la resistenza di Kiev va appoggiata senza se e senza ma», anche perché, come spiegato al Corriere della Sera «le ragioni che stiamo difendendo come Occidente nel conflitto ucraino sono le stesse ragioni che mossero mio padre nel chiedere rispetto all’alleato americano: impedire che lo scenario internazionale sia governato dalle leggi della prepotenza e non da quelle del diritto».


E dunque, nella “dottrina Craxi” applicata al tempo della Terza Repubblica permane il «sì all’Atlantismo», così come lo spazio a quello che la senatrice di Forza Italia definisce “Atlantismo della ragione”: «Dobbiamo essere filoatlantici con convinzione, ma non con subalternità agli Usa, e per fare ciò bisogna anche essere propositivi: il contributo dell’Europa e dell’Italia dovrà essere un surplus di diplomazia mediterranea». Una linea di politica estera che, come spiegato a La Stampa, si pone in linea con quella portata avanti da Mario Draghi: «Condivido la linea del premier che ha dimostrato di sapersi muovere con grande competenza, come nella visita a Washington, dove ha fatto pesare la posizione europea. L’Italia deve essere capace di portare un autonomo contributo, mentre negli ultimi anni è stata un po’ assente sulla scena internazionale». Insomma, così come già ripetuto più volte nel corso degli ultimi mesi dal premier Draghi, anche Stefania Craxi condivide l’idea di «non subalternità» italiana ed europea alla Nato, quanto più una direzione verso la «complementarità» con le altre forze dell’Alleanza, attraverso il rafforzamento della Difesa italiana ed europea.


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