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Si è arreso anche il comandante del battaglione Azov, la versione del Cremlino: «Portato via perché la gente voleva ucciderlo»

20 Maggio 2022 - 21:59 Giovanni Ruggiero
"I difensori di Mariupol hanno eseguito l'ordine. Nonostante tutte le difficolt‡, hanno respinto le forze schiaccianti del nemico per 82 giorni e hanno permesso all'esercito ucraino di riorganizzarsi, addestrare pi˘ personale e ricevere armi dai Paesi partner. Nessuna arma funzioner‡ senza militari professionisti, il che li rende l'elemento pi˘ prezioso dell'esercito. Per salvare vite umane, l'intera guarnigione di Mariupol sta attuando la decisione (di evacuazione) approvata dal Comando supremo e spera nel sostegno del popolo ucraino". Lo dice in un videomessaggio il comandante del reggimento Azov, Denis Prokopenko, 16 maggio 2022.
TELEGRAM/ BATTAGLIONE AZOV
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I volontari del battaglione Azov sono nel mirino di Mosca sin dall'inizio dell'invasione, citati nella propaganda russa come prova della presenza dei «nazisti» in Ucraina
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Dopo l’annuncio della completa conquista dell’acciaieria Azovstal da parte russa con la resa di oltre 2 mila soldati ucraini, un portavoce del ministero della Difesa russo ha raccontato che tra gli ultimi a lasciare lo stabilimento c’è stato anche il comandante del battaglione Azov, Denis Prokopenko. L’agenzia Tass ha rilanciato un commento del generale maggiore Igor Konashenkov secondo cui Prokopenko sarebbe stato portato via «con un veicolo blindato speciale» verso aree sotto il controllo dell’esercito russo. Un trasferimento particolare che sarebbe stato giustificato dal fatto che «i residenti lo odiavano e volevano ucciderlo per le numerose atrocità commesse». Dall’inizio dell’invasione russa, il Cremlino ha puntato il dito contro i volontari del battaglione Azov, che secondo Mosca sarebbero tra le prove della presenza «nazista» in Ucraina.

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