Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

No! Alberto Zangrillo non è indagato per una truffa da 28 milioni al Servizio sanitario nazionale

Una serie di post social affermano che il noto medico di Silvio Berlusconi sia indagato, ma ignorano che la vicenda è del 2015

Circola la presunta notizia di un’indagine a carico di Alberto Zangrillo, noto medico di Silvio Berlusconi, per una truffa di 28 milioni di euro ai danni del Servizio sanitario nazionale. Coinvolti anche i vertici del San Raffaele di Milano, ma si tratta di una storia datata e conclusa, tornata a galla attraverso i social.

Per chi ha fretta

  • La notizia non è recente, le indagini risalgono al 2015.
  • Nel 2018 i vari protagonisti della vicenda vennero assolti. Per Zangrillo venne chiesta l’archiviazione durante l’inchiesta.

Analisi

Cercando «indagato Zangrillo» attraverso il motore di ricerca di Facebook, riscontriamo diversi post del giugno 2022 in cui si sostiene che il medico sia indagato per truffa (qui, qui e qui).

Ecco il testo di uno dei post condivisi il 7 giugno 2022:

ARRESTATE MEDICO E PAZIENTE. San Raffaele, indagati Zangrillo e Bedin 13:57 (ANSA) – MILANO – Tra gli indagati per la presunta truffa da 28 milioni di euro ai danni del servizio sanitario c’è anche Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi, “in qualità di primario” di Anestesia. Indagati anche Nicola Bedin, amministratore del S.Raffaele, lo stesso ospedale, la Fondazione Monte Tabor e il direttore sanitario.

Il post sopra riportato cita come fonte l’ANSA, mentre altri avrebbero riscontrato la notizia su Il Fatto Quotidiano senza dire la data degli articoli.

Vicenda del 2015 conclusa nel 2017

Inserendo le parole chiave «truffa da 28 milioni» e Zangrillo all’interno di un motore di ricerca come Google, riscontriamo proprio un articolo del 16 giugno 2015 de Il Fatto Quotidiano dal titolo «San Raffaele, ‘truffa da 28 milioni al Ssn’. Indagato Zangrillo, medico di Berlusconi».

Nel 2018, come riportato da Repubblica, vennero poi assolti perché il fatto non sussiste i vari protagonisti della vicenda. Nell’articolo leggiamo: «Nell’inchiesta, la procura aveva chiesto l’archiviazione per diversi medici, tra cui Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi e primario di Anestesia e rianimazione».

La diffusione dai siti “copia incolla” online

La notizia del 2015 era stata rilanciata come “attuale” il 12 giugno 2020 dal sito L’Onesto.

L’articolo è un copia incolla del testo pubblicato da l’ANSA il 17 giugno 2015. La parte sopra evidenziata proviene proprio dall’agenzia italiana, introdotto da un testo creato ad arte con i temi attuali della Covid-19.

Il sito L’Onesto cita una fonte, l’articolo del 2 giugno 2020 di Uese-radio-international.radioweb.co. In entrambi, in fondo al lungo articolo, è presente una rettifica che riportiamo per intero:

“con riferimento a questa pubblicazione, avendo ricevuto precisazioni in data 10/06/2020, si procede alla seguente rettifica: I fatti di truffa ai danni dello stato e di frode in pubbliche forniture per la di 28.000.000,00, oggetto di indagine a carico dei vertici del San Raffaele, che la nostra testata erroneamente indicava essere stata avviata all’indomani della dichiarazione sull’indebolimento del Coronavirus rilasciata da Alberto Zangrillo, sono stati oggetto di sentenza di n. 8282/2018 del 2 ottobre 2018, emessa dal Tribunale di Milano, passata in Giudicato, la quale ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste

Un altro sito, Nordmilanotizie.it, aveva pubblicato un articolo il 12 luglio 2022. Anche in questo caso si tratta di un copia incolla da un articolo del 2015 de Il Fatto Quotidiano.

Conclusioni

La presunta notizia che viene copia-incollata sui social riguarda un’inchiesta del 2015, dove gli indagati vennero poi assolti nel 2018. Attualmente, nel 2022, Alberto Zangrillo non risulta indagato per truffa.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

Leggi anche: