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Aumento delle pensioni: entro il 2025 lo Stato spenderà oltre 30 miliardi di euro in più. Ecco cosa cambia

L’aumento della spesa, però, dovrebbe essere in buona parte coperto dai maggiori introiti dell’Iva derivati dall’aumento dei prezzi

Gli assegni pensionistici, salvo cambi dell’ultimo minuto, potrebbero aumentare considerevolmente a partire dal 2023. Il motivo? L’inflazione. L’adeguamento delle pensioni segue infatti il tasso di inflazione, indice che nel 2022 si attesta, per ora, al 6,8%. Restando così le cose, un assegno di 1000 euro nel 2022, nel 2023 sarà di 1068 euro mensili. Buone notizie per i pensionati, ma meno per le casse dello Stato, che, come riporta Money.it, dovranno sborsare circa 32 miliardi di euro per l’adeguamento.


Le fasce di adeguamento

È quanto emerge dai calcoli dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio: 5,7 miliardi in più nel 2023, 11,2 miliardi in più nel 2024, e 15,2 miliardi nel 2025. La cifra cresce perché gli aumenti degli anni precedenti vengono mantenuti anche per gli anni successivi. Non tutti gli assegni, però, vengono adeguati allo stesso modo, quelli fino a quattro volte il trattamento minimo (524 euro al mese) riceveranno il 100 per cento dell’aumento, quelli tra 4 e 5 volte il 90 per cento, e quelli superiori al quintuplo del trattamento, il 75 per cento. Il governo però, come già fatto in passato, potrebbe decidere di rivedere il sistema a tre fasce attuale, in favore di un altro sistema che grazie a un numero di scaglioni maggiore consenta di risparmiare sull’adeguamento.


I fondi dell’Iva

Al momento però pare che una misura del genere non sarà necessaria. «L’incremento delle pensioni del primo anno è permanente e si trasferisce sugli altri anni: la pensione da rivalutare è sempre più alta. Ma teniamo conto che lo Stato sta incassando anche molta Iva, per via dell’inflazione. Il saldo per i conti pubblici alla fine potrebbe non peggiorare» ha spiegato Maria Rosario Marino a la Repubblica.

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