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Papa Francesco: «L’Onu non ha alcun potere rispetto alla guerra. Il populismo è l’anticamera del nazismo»

In una lunga intervista all’agenzia argentina Telam, il pontefice ha commentato i temi più caldi dell’attualità

La fine della pandemia, le responsabilità dei media, la guerra in Ucraina e l’odio incoraggiato dai social network. In un’intervista esclusiva rilasciata all’agenzia argentina Telam, Papa Francesco ha espresso la sua opinione riguardo diversi temi di attualità. Il pontefice non ha risparmiato rimproveri all’Onu e ai media, mentre ha valorizzato la partecipazione dei giovani come soggetto collettivo e rivendicato l’impegno dei «pastori del popolo».


«La guerra conviene ai fabbricanti di armi»

Tra gli argomenti principali della conversazione, c’era senza sorprese quello della guerra in corso tra Russia e Ucraina. Il Pontefice ha ammesso che «ci può essere una guerra giusta, c’è il diritto di difendersi», aggiungendo tuttavia che «il modo in cui il concetto viene usato oggi deve essere ripensato». «In guerra», infatti, «non si balla il minuetto, si uccide». L’analisi del Santo Padre ha incluso gli aspetti economici: ha parlato infatti di «un’intera struttura di vendita di armi» che alimenta i combattimenti. «Qualcuno esperto di statistiche mi ha detto, non ricordo i numeri, che se non si fabbricassero armi per un anno, non ci sarebbe più fame nel mondo», ha aggiunto.


La sua posizione su Putin e le responsabilità dei media

Francesco ha poi ripercorso le polemiche scatenate dopo la sua affermazione secondo la quale rispetto alla guerra in corso non c’erano «né buoni, né cattivi». «Prendono una frase fuori dal contesto e ti fanno dire ciò che non intendevi dire», ha affermato. Il pontefice ha dunque precisato che non aveva intenzione di scagionare Putin, ma voleva ribadire che in stato di guerra «siamo tutti coinvolti e questo è ciò che dobbiamo imparare». Francesco ha rivolto anche un messaggio ai media: «Credo che debbano stare attenti a non cadere nella disinformazione, nella calunnia, nella diffamazione e nella coprofilia (vale a dire, cercare di infangare, cercare lo scandalo», ovvero quelli che definisce i «peccati della comunicazione».

«L’Onu non ha alcun potere rispetto alla guerra»

All’Onu ha indirizzato parole ancora più dure. Nonostante tutte le speranze riposte «nelle Nazioni Unite dopo la Seconda Guerra Mondiale», l’organizzazione starebbe dimostrando di non avere «il potere di imporsi». Almeno, non per fermare una guerra già iniziata: «Non hanno alcun potere. Senza offesa», ha concluso lapidario il Papa. «In questo momento servono coraggio e creatività – ha avvertito -. Senza questi due elementi, non avremo istituzioni internazionali che possano aiutarci a superare questi conflitti così gravi, queste situazioni di morte».

Il pericolo del populismo

Tra i pericoli contro i quali mette in guardia il Papa, appare il populismo, inteso come «un’ideologia che unisce il popolo, che cerca di raggrupparlo in un’unica direzione». E che può facilmente degenerare: «Qui [in Europa, ndr], quando parli loro di fascismo e di nazismo, capiscono cos’è il populismo», ha raccontato. Per questo ha esortato a non confondere il populismo con il «popolarismo». Quest’ultimo si crea «quando il popolo porta avanti le proprie cose, esprime il suo pensiero nel dialogo ed è sovrano».

Le guerre nel mondo

Sin dal 2014, il Pontefice ha iniziato a usare un’espressione: «Guerra mondiale a pezzi». Con ciò, ha spiegato, intende esprimere che «quello che stiamo vedendo [in Ucraina] sta accadendo da molto tempo: pensiamo al Ruanda 25 anni fa, alla Siria 10 anni fa, al Libano con le sue lotte interne o al Myanmar oggi». E mentre ha definito «immorale» l’uso e il possesso di armi nucleari, ha aggiunto che «risolvere le cose con una guerra significa dire no alla capacità di dialogo, di essere costruttivi, che gli uomini hanno».

Il bilancio sul pontificato

Con il decennale del pontificato in vista, previsto per il marzo 2023, il Papa ha affermato di aver «fatto ciò che mi è stato chiesto». «Ho raccolto tutto ciò che i cardinali avevano detto nelle riunioni pre-conclave che il prossimo Papa avrebbe dovuto fare», afferma, citando anche la nuova Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium. Sdrammatizza inoltre riguardo il peso del suo ruolo: «non è così tragico essere papa». Alla domanda «Avremo Papa Francesco ancora per un po’?» risponde: «Lasciamo che lo dica Lui lassù».

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