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Leonardo Muratovic: le indagini sul pugile ucciso in spiaggia ad Anzio e il padre che ferisce i buttafuori che non l’hanno protetto

Una lite con minacce e spintoni. E l’ombra della guerra tra clan sul litorale

Leonardo Muratovic, 25 anni, pugile di origini croate con precedenti per ricettazione, è stato ucciso nella notte tra sabato e domenica al termine di una rissa scoppiata in spiaggia al Bodeguita Beach di Anzio e finita in strada. Sul caso indagano i poliziotti del commissariato Anzio che hanno acquisito le immagini di video sorveglianza sul lungomare Mallozzi. Intanto il padre della vittima Fahrudin ha accoltellato due buttafuori del locale, a suo dire “colpevoli” di non aver sedato la lite. Ora è indagato per tentato omicidio e in stato di fermo. La Federazione Pugilistica italiana ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un messaggio ricordando la vittima: «Ciao Leonardo. Rip Campione».


La lite e l’omicidio

La lite è scoppiata intorno alle 2 di notte sulla spiaggia del lido. Il giovane era con degli amici e la fidanzata quando ha cominciato a battibeccare con un altro gruppo. Dopo una serie di minacce e spintoni entrambi i gruppi, compreso il 26enne, sarebbero stati allontanati fuori dalla security e, usciti in strada, avrebbero deciso di risolvere’ la questione. Dopo una coltellata al petto Muratovic si è prima accasciato su una staccionata di legno davanti a una gelateria per poi finire in terra perdendo sangue. È morto poco dopo essere stato trasportato in ospedale. Il giovane, che viveva ad Aprilia, in passato aveva disputato diversi match tra i dilettanti in Italia e all’estero nella categoria pesi medi e si allenava alla palestra Phoenix di Pomezia. Era pugile fin da quando era adolescente.


Repubblica scrive che secondo le indagini l’omicidio sarebbe maturato in una guerra tra clan di Anzio e Aprilia per rosicchiare quanto più territorio possibile dove impiantare affari illegali. Come lo spaccio di droga. Mentre un’altra pista, aggiunge il quotidiano, porta all’usura. Una ricostruzione smentita dalla famiglia che invece ribadisce con forza che la vittima non ha nulla a che fare con giri criminali. Anzio e Aprilia, dove è cresciuto il pugile di origini croate, vivono in una tensione continua. Gli amici di Muratovic hanno almeno un precedente per droga, furto, rissa. A febbraio un’inchiesta della Dda di Roma ha portato in carcere 65 persone tra Anzio e Nettuno. Alcuni avevano collegamento con la ‘ndrangheta. Una commissione prefettizia è al lavoro da mesi per decidere se sciogliere il comune.

Le piste dell’indagine

In zona invece si punta il dito sulla movida. «Da anni in quel punto si radunano i ragazzi di sera e ogni anno puntualmente si verificano episodi simili con feriti, sapevamo che prima o poi qualcuno avrebbe anche potuto rimetterci la vita», dicono i cittadini ricordando anche un’ordinanza comunale del sindaco che evidentemente ha avuto poco effetto. Il fratello Daniel, dice all’agenzia AdnKronos che Leonardo lavorava e si era convertito: «Mio fratello è uno che portava il sorriso anche quando non lo avevamo, quando eravamo tristi. Era felice, un ragazzo educato, se serviva una mano aiutava il più debole, che se aveva un euro in tasca lo donava e restava senza. Nel momento più buio Leonardo arrivava portando allegria, era il sole nel buio. Ultimamente mi aveva detto di star meglio, di sentirsi bene, che la sua vita stava migliorando, che aveva iniziato a credere in Dio, che era contento, che si era fidanzato. Lavoricchiava, stava a casa con mamma e papà. Era felice e con il sorriso lo hanno portato via».

In un’intervista rilasciata al Messaggero il fratello nega che le frequentazioni di Leonardo siano alla base dell’omicidio: «No, non penso proprio. Leo era uno sportivo, era un bravissimo ragazzo legato alla sua famiglia e agli amici. Però c’erano tanti, tantissimi testimoni. Tra Anzio e Aprilia, qualcuno sa chi è il killer di mio fratello». E conclude spiegando perché il padre se l’è presa con i buttafuori: «Da quanto mi è stato riferito, Leo era nel locale e due uomini della sorveglianza lo hanno rintracciato all’interno e accompagnato fuori dove lo stavano aspettando. Ecco perché dico che è stato consegnato». In base a quanto accertato dagli inquirenti la lite costata la vita al pugile è scoppiata intorno alle 2 di sabato notte. Il giovane era con degli amici e la fidanzata quando ha cominciato a battibeccare con un altro gruppo. Dopo una serie di minacce e spintoni entrambi i gruppi, compreso il 26enne, sarebbero stati allontanati fuori dalla security e, usciti in strada, avrebbero deciso di ‘risolvere’ la questione.

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