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No! La crisi idrica in Lombardia non è falsa

Il problema non riguarda tanto l’acqua potabile ma quella per uso agricolo. Sebbene le restrizioni all’uso della prima possano apparire superflue, hanno un senso. Vi spieghiamo perché

Un video tratto dal sito internet La Casa del Sole descrive il contrasto tra la siccità che attanaglia – tra le altre – la regione Lombardia e l’abbondanza d’acqua nella falda sotto Milano, per poi insinuare il dubbio che il dichiarato stato di emergenza sia in realtà il pretesto per giungere a una privatizzazione del servizio idrico. Sebbene il video citi informazioni per lo più vere, è comunque necessario fare delle precisazioni. Soprattutto alla luce del fatto che è relativamente facile interpretare il significato del filmato come un: «La crisi idrica in Lombardia è falsa», che è esattamente ciò che è stato fatto da chi lo ha condiviso.

Per chi ha fretta:

  • La crisi idrica è reale, ma riguarda per lo più l’acqua per uso agricolo;
  • Le dichiarazioni dell’esperto citate nel video sono simili a quelle reali, ma non esattamente le stesse;
  • Non ci sono elementi che possano far sospettare un ricorso alle privatizzazioni.

Analisi

In uno dei post che condivide il video, la descrizione ricalca e descrive accuratamente il contenuto del filmato:

VIDEO | FALSA CRISI IDRICA IN LOMBARDIA: STRATEGIA PER PRIVATIZZARE L’ACQUA. Più di 170 i comuni hanno iniziato ad imporre una qualche forma di razionamento, Milano compresa. Eppure è lo stesso direttore dell’acquedotto, Meneghino Fabio Marelli, assicura che la situazione è in realtà sotto controllo, la falda da cui Milano si rifornisce, si trova attualmente al livello più alto dagli anni 70 ad oggi! Non è però l’unica voce autorevole che sta restituendo all’opinione pubblica, un panorama ben diverso da quello che viene raccontato ogni giorno da giornali e televisioni, cioè, per esempio, uno studio del Politecnico di Milano dice che anche NEL PEGGIORE DEGLI SCENARI POSSIBILI IL CAPOLUOGO LOMBARDO NON AVREBBE COMUNQUE PROBLEMI DI ACQUA POTABILE ALMENO FINO AL 2050! Con questi dati è da chiedersi se dietro alla fretta di decretare lo Stato d’emergenza, non vi siano interessi economici ben precisi, portare l’acqua al mulino delle PRIVATIZZAZIONI!

Il «panorama» descritto non è «ben diverso da quello che viene raccontato ogni giorno da giornali e televisioni», è solamente necessario fare alcune distinzioni, ma andiamo con ordine.

Le corrette dichiarazioni di Marelli

Il filmato cita il blog di Nicola Porro, dove appaiono delle dichiarazioni dell’ingegnere Fabio Marelli, direttore dell’acquedotto di Milano: «La situazione è sotto controllo. L’acquedotto si rifornisce dalla seconda falda, che è un serbatoio d’acqua molto grande, alimentato dal Ticino, dalle Prealpi e dall’Adda» serbatoio che si troverebbe «al livello più alto che si sia mai verificato dagli anni ’70 ad oggi. I prelievi industriali sono diminuiti e negli ultimi 40 anni la falda si sta riportando alla situazione che c’era tra fine ‘800 e inizi del ‘900. C’è molta acqua, Milano ne ha un surplus perché è nata in mezzo ai fiumi e ai fontanili».

Come confermato a Open dall’ufficio dell’ingegner Marelli, le dichiarazioni sono state rilasciate dal direttore a Il Sole 24 Ore. Nell’articolo, nessuno dei due virgolettati appare riportato parola per parola come scritto da Porro. Mentre il senso del primo risulta pressoché inalterato, i riferimenti temporali della seconda dichiarazione non sono presenti. Si legge che «il livello della falda dal 2005 – conferma Marelli – è cresciuto di due metri, non poco in soli sette anni». Da notare è anche che la ripresa di Marelli mostrata nel video su Facebook non corrisponde al momento in cui l’ingegnere ha rilasciato le dichiarazioni. Si tratta, infatti, di un video del 2021 in cui vengono trattati altri argomenti.

La situazione idrica è sotto controllo, ma solo per quanto riguarda l’acqua potabile

Quello che il filmato menziona solo alla fine, offrendo un quadro fuorviante, è che la falda acquifera profonda di Milano viene usata solo per l’acqua potabile – come anche confermato nel pezzo de Il Sole 24 Ore – e quindi non influisce particolarmente sulla situazione critica in cui versano i terreni agricoli. È importante, infatti, fare una distinzione. La carenza di piogge del 2021 e del 2022 sta avendo effetti molto più gravi sull’agricoltura che non sulle falde acquifere (come si apprende, ad esempio, qui e qui). Le riserve idriche sotterranee si sono cumulate nel corso di migliaia di anni. Difficilmente, quindi, uno o due anni di secca, se non rappresentano la nuova media, possono fare la differenza sul loro stato di riempimento in maniera sostanziale.

Ma allora, perché anche l’acqua potabile è stata razionata?

Come si può verificare in questo approfondimento del Corriere della Sera, l’acqua utilizzata in ambito agricolo, normalmente, non proviene dalla falda profonda destinata all’uso potabile, ma dalla quella superficiale, e da laghi e fiumi che vengono ingrossati dallo scioglimento estivo della copertura di ghiaccio e neve delle montagne. Se non utilizzata, la maggior parte di quest’ultima sfocerebbe in mare. Quest’anno, l’inverno e la primavera sono stati molto poco piovosi, sulle montagne non si è cumulata neve a sufficienza, e il terreno è arrivato alla stagione calda già secco, esasperando ancor di più le alte temperature di maggio e giugno, solitamente più freschi. Moltissimi fiumi sono ai minimi stagionali, se non storici, e l’acqua per uso agricolo non può essere prelevata in misura sufficiente a coprire le necessità agricole.

Esiste, quindi, la possibilità che, finché non verranno implementati sistemi migliori di raccolta dell’acqua piovana, le risorse idriche per uso agricolo debbano essere prelevate dalla falda, che viene attualmente utilizzata solo per l’acqua potabile, come spiegato anche nell’articolo del Sole 24 Ore. Milano, grazie alla sua ricca falda profonda, «potrà fornire aiuto alle campagne circostanti». È quindi necessario contestualizzare l’affermazione. Il capoluogo meneghino – come anche spiegato nel pezzo del Sole 24 Ore – non dovrebbe avere problemi nell’approvvigionamento d’acqua potabile da qui al 2050, a condizione, però, che l’acqua di falda non venga impiegata in agricoltura.

Nessuno di questi elementi fa pensare che il razionamento dell’acqua abbia a che vedere con un processo di privatizzazione. Alla luce della situazione, risulta chiaro che la distinzione tra acqua a uso potabile e a uso agricolo potrebbe non essere così netta come è stata finora. Ciò rende necessario un uso oculato della risorsa, che – come si sta vedendo quest’anno – sta diventando sempre più difficile da gestire.

Conclusioni:

Un video diffuso su Facebook utilizza informazioni vere distribuite in modo fuorviante per sostenere la tesi secondo la quale la siccità sarebbe ingigantita per favorire una privatizzazione del servizio idrico. Alcuni utenti, guardando il video, sono arrivati a concludere che la crisi idrica in Lombardia è «falsa». Nel video non viene spiegata l’importante differenza nella provenienza dell’acqua ad uso agricolo rispetto a quella potabile. Mentre per quest’ultima la situazione è sotto controllo, per la prima è critica da mesi.

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