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Cuba indirà un referendum per i matrimoni gay e la maternità surrogata: «Un momento emozionante per tutto il popolo»

Dopo numerosi dibattiti e modifiche, il nuovo Codice della famiglia verrà votato dai cubani. «Frutto d’intelligenza popolare», sancirà la fine delle persecuzioni e dell’emarginazione della comunità Lgbtq+ nella Repubblica socialista

Il 25 settembre potrebbe essere una data cruciale per il diritto della famiglia a Cuba. I cittadini sono chiamati a votare per il referendum «vincolante» che porterebbe alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e della maternità surrogata. «La decisione finale sarà lasciata nelle mani del popolo», ha detto Homero Acosta, segretario dell’Assemblea nazionale (il Parlamento cubano): «Siamo convinti che a tempo debito la maggioranza del popolo cubano appoggerà questo codice rivoluzionario, inclusivo e democratico». Come riportato dall’agenzia di stampa Latinoamericana Prensa Latina, La domanda alla quale dovranno rispondere i cubani è: “Siete d’accordo con il Codice della famiglia?”. Se più del 50% dei voti sarà positivo, la norma sarà approvata.


La parata del 2019

Come ricordato dall’organo di stampa ufficiale del partito comunista, Granma, il testo del nuovo codice «frutto dell’intelligenza popolare e del profondo carattere democratico del progetto rivoluzionario» è stato più volte modificato e dibattuto in parlamento. «Questo è un momento molto emozionante per tutto il nostro popolo, impegnato nelle idee più avanzate», ha dichiarato Mariela Castro, figlia del leader Raul Castro e direttrice del Centro nazionale per l’educazione sessuale (Cenesex). A Cuba, la normativa che regola il diritto di famiglia ha 47 anni. Negli anni ’60 e ’70, il regime perseguitava ed emarginava gli omossessuali. Gli attivisti Lgbtq+ avevano tentato già nel 2019 di far legalizzare i matrimoni gay, quando la Costituzione aveva subito una rivisitazione.


Centinaia di cubani erano scesi in piazza a L’Avana cantando «lunga vita a una Cuba diversa» e sventolando bandiere arcobaleno durante la marcia. La parata, però, non aveva ricevuto l’autorizzazione dal governo comunista e venne definita «sovversiva». La polizia la interruppe e almeno tre persone finirono in arresto. «Questo momento segna un prima e un dopo per la comunità Lgbt. Ma anche per la società civile cubana in generale», aveva dichiarato la giornalista indipendente e attivista Maykel Gonzalez Vivero. Si temeva che alcuni gruppi stessero pianificando di indebolire il governo incoraggiati dall’aggressività dell’amministrazione Trump contro Cuba.

L’influenza dei social nella politica

Secondo gli attivisti, però, il partito stava solo dando seguito alle pressioni delle chiese evangeliche e alcuni gruppi di conservatori, che da anni si stavano battendo contro l’espansione dei diritti gay. L’uso strategico dei social network, però, ha promosso così tanto le iniziative del popolo cubano al punto da riuscire, a volte, a influenzare anche la politica. Era successo con una legge che regolamentava il settore privato, modificata dopo le lamentele degli imprenditori. Il tentativo degli attivisti Lgbt di cambiare la Costituzione era in parte naufragato in quel 2019, ma da quel giorno la comunità cubana ha portato avanti battaglie e proteste che si stanno concludendo con questo referendum. Se avrà esito positivo, il Paese si unirà agli altri sette che in America Latina già prevedono l’unione legale di due persone dello stesso sesso: Costa Rica, Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador, Uruguay e Cile.

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