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Mosca rivendica l’attacco al porto di Odessa: «Distrutto un deposito di missili Usa». Kiev: «Così Putin sputa in faccia a Onu e Turchia»

«È il modo che ha trovato Mosca per non attuare l’accordo sul grano» aveva dichiarato ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky

«Una nave da guerra ucraina e un deposito di missili Harpoon forniti dagli Stati Uniti a Kiev», sono questi, secondo Mosca gli obiettivi che sono stati colpiti ieri 23 luglio dai missili russi Kalibr a Odessa. Una precisazione che di fatto rivendica l’attacco, avvenuto ad appena un giorno dalla sigla dell’accordo sullo sblocco del grano nei porti ucraini e che era inizialmente stato negato dal Cremlino. Lo ha fatto sapere Igor Konashenkov, citato dall’agenzia stampa russa Tass, che ha aggiunto che i missili si sarebbero abbattuti anche «su un cantiere navale» che trovandosi ora fuori uso non consentirebbe la riparazione della navi da guerra di Kiev.


Si tratterebbe, quindi, di sole «infrastrutture militari» come precisato anche dalla portavoce del ministro degli esteri russo Maria Zakharova. La vicenda è stata commentata anche dallo stesso ministro, Sergej Lavrov: «Il segretario Generale dell’Onu a Istanbul ha detto che avrebbe perseguito l’eliminazione delle restrizioni che fermano l’export di grano russo. Spero che abbia successo nei suoi sforzi» ha dichiarato dal Cairo.


«Putin sputa in faccia agli accordi»

Ieri, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva accusato la Russia: «È il modo che ha trovato Mosca per non attuare l’accordo sul grano» firmato ieri a Istanbul con le Nazioni Unite». A quelle di Zelensky erano seguite le dichiarazioni di Oleg Nikolenko, ministro degli esteri di Kiev: «Il missile russo è lo sputo di Vladimir Putin in faccia al segretario generale dell’Onu António Guterres e al presidente della Turchia Recep Erdogan, che hanno compiuto enormi sforzi per raggiungere un accordo, e ai quali l’Ucraina è grata». Anche da Ankara sono giunti sospetti: «Il fatto che un incidente del genere sia accaduto subito dopo l’accordo che abbiamo raggiunto ieri ci preoccupa davvero», ha dichiarato ieri il ministro della Difesa turco Hulusi Akar.

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