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Treviso, rifugiata ucraina di 7 anni annegata al centro estivo: indagata anche una suora per omicidio colposo

La piccola Maria Markovetska è deceduta durante una gita organizzata dall’ente gestito dalla religiosa. Il corpo della bambina sarebbe stato ritrovato quasi un’ora dopo la scomparsa

Una bambina di sette anni è annegata nelle acque del lago di Santa Maria, a Revine Lago in provincia di Treviso mentre era in gita con il Grest. Il suo nome era Mariia Markovetska, era ucraina e a marzo era scappata dalle bombe insieme alla mamma e alla sorellina per trovare rifugio nella casa di Vittorio Veneto della nonna. Come riporta Il Gazzettino, la procura di Treviso ha aperto un indagine sulla sua morte, che risale a mercoledì 27 luglio, per accertare le responsabilità degli animatori e degli organizzatori del centro estivo, che quel giorno avevano accompagnato al lago circa 60 bambini. Sono cinque i nomi iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo e omissione di vigilanza, uno su tutti quello di suor Maddalena, al secolo Marina Baro, che è la responsabile amministrativa del Campus San Giuseppe di Vittorio Veneto, l’istituto organizzatore del Grest. Oltre a lei, Martina Paier, 22 anni, Tiffany De Martin, 21enne, Camilla Rizzardi, 36 anni e Simonetta Da Ronch, 55 anni.


La causa della morte

Domani mattina, all’obitorio di Vittorio Veneto dove si trova la salma della piccola, verrà eseguita l’autopsia per stabilire la causa del decesso della bambina, dettaglio fondamentale per attribuire eventuali responsabilità. L’altro quesito cruciale riguarda il tempo trascorso tra l’allarme per la scomparsa della bambina e il momento in cui il suo corpo è stato ritrovato sott’acqua, per caso, da due turisti belgi. Dall’esame esterno sulla salma è risultato che i polmoni della piccola erano pieni d’acqua, il che farebbe pensare al decesso per annegamento anche se l’ipotesi del malore rimane ancora aperta.


La ricostruzione della dinamica

Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Vittorio Veneto, si stanno concentrando sulla ricostruzione di quel pomeriggio. Nei giorni scorsi sono state raccolte più di 10 testimonianze. Sono tante le domande a cui rispondere. A partire da quei 50 minuti di vuoto di cui parlano diversi testimoni, tra cui il vigile del fuoco e il barista che per primi hanno tentato di rianimare la piccola. Il sospetto è che gli animatori non fossero abbastanza per sorvegliare un gruppo così numeroso, o che siano state commesse delle leggerezze a monte nell’organizzazione della gita. «Ci hanno detto che erano sei animatori, uno ogni dieci ragazzi. Ma come fa uno solo a guardarne così tanti?», ha detto al Gazzettino il nonno della piccola Mariia. «Vogliamo la verità: le suore parlino. In caso di dubbi siamo pronti a fare una seconda autopsia in Ucraina, dove la nostra bambina verrà seppellita», ha continuato. Al dolore della famiglia si aggiunge l’assenza del padre, rimasto in Ucraina a combattere, che sta cercando di ottenere il via libera per raggiungere l’Italia.

Foto: archivio Wikipedia

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