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Il rapporto di Amnesty International che accusa l’Ucraina? La versione del giornalista italiano sul campo: «Vi spiego che cosa ha sbagliato la ong»

Cristiano Tinazzi racconta la sua esperienza come reporter in Ucraina e spiega che anche se le strutture civili vengono usate per scopi militari, al loro interno non si trovano mai armi, ma solo centri di cura, riposo e mense

«Totalmente decontestualizzato dal conflitto in corso». Così Cristiano Tinazzi, giornalista di guerra che collabora con il gruppo Mediaset definisce il rapporto di Amnesty International dove si afferma che le forze russe, ma anche quelle ucraine hanno lanciato «attacchi dall’interno delle aree residenziali e si sono stabilite in edifici civili in ben 19 città e villaggi della regione» mettendo a repentaglio la popolazione nonostante potessero scegliere aree più lontane dai centri abitati come basi militari, che invece sono state istituite negli edifici pubblici, come le scuole e gli ospedali.


«Contattato da Amnesty e poi ignorato»

Tinazzi racconta la sua esperienza come reporter sul campo in Ucraina, spiegando di essere stato contattato da Amnesty ma di non aver potuto rispondere. Al suo tentativo di ripristinare la comunicazione con la Ong, sarebbe stato più volte ignorato. Il giornalista, in un lungo thread su Twitter, spiega anche che sì, ha dormito in una scuola dove si trovava un battaglione, ma «non c’erano veicoli armati né pezzi d’artiglieria». La scuola era solo un «luogo per dormire, allontanarsi dal fronte e dare da mangiare a centinaia di soldati» che è stata evacuata quando una soffiata ha fatto sapere che era in arrivo un bombardamento russo «che avrebbe coinvolto civili». Il giornalista, quindi, conferma che strutture civili sono state usate a scopo militare, «ma al contrario di quanto dice Amnesty nel suo rapporto, io non ho visto né spari, né artiglieria», continua.


Secondo l’esperienza di Tinazzi, è ovvio che le truppe si spostano in mezzo ai villaggi, ed è la Russia responsabile dei bombardamenti in luoghi dove non sono presenti attrezzature militari ma solo esseri umani. «Le città sono diventate fortezze», scrive, «non c’è una chiara separazione tra civili e militari» che vengono curati negli stessi centri. «Sono un obiettivo?» si chiede. «No, non lo sono e questi sono bombardamenti ingiustificati», si risponde.

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