«Mi domando: chi lo ha pubblicato lo avrebbe fatto lo stesso se la vittima fosse stata sua sorella o sua madre?». Katia Tarasconi è sindaca di Piacenza dallo scorso 29 giugno, quando ha vinto le elezioni con il simbolo del Pd battendo l’uscente Patrizia Barbieri del centrodestra. Sentita da Ansa, decide di non commentare il video dello stupro subito da una donna ucraina di 55 anni per le strade della sua città che in molti, tra giornali e politici, hanno ripubblicato. «Forse può servire a capire la gravità dell’atto, ma io non l’avrei fatto». Tarasconi preferisce schierarsi dalla parte della vittima: «Mi metto nei panni di questa donna penso che lei oggi non vorrebbe aprire internet e vedere cos’è successo. Ha subito già una violenza, con questo video ne sta subendo un’altra».
Se Il Messaggero, tra i primi a pubblicare le immagini in questione, ha rimosso quella pagina, non lo ha fatto Giorgia Meloni. La presidente di Fratelli d’Italia lo ha pubblicato sui suoi social e a Enrico Letta, che l’ha attaccata parlando di «video indecente e indecoroso», risponde che si è limitata a rilanciare un contenuto già pubblico. «Io non l’ho visto, non ho questa morbosità, mi dispiace per la persona filmata», racconta Tarasconi che dice: «Quando ci diranno che la cosa è fattibile andrò a trovarla, se lei lo vorrà».
La sindaca annuncia che verrà attivato il fondo regionale per le vittime di reato, nel caso in cui la vittima avrà bisogno di cure o di altri tipi di sostegno. Su Facebook scrive di aver già ringraziato il piacentino che, sentendo le urla della vittima da casa sua, ha chiamato le forze dell’ordine che hanno poi bloccato e arrestato il 27enne originario della Guinea, «il responsabile. Non dico “presunto” responsabile perché questo delinquente è stato colto sul fatto».
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