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«Mazzette e regali in cambio di appalti al Miur»: 15 persone rischiano il processo

Al centro dell’inchiesta l’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco e l’ex capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione, Giovanna Boda

Nell’ambito dell’indagine sulla presunta corruzione all’interno del Miur a rischiare il processo sono 15 persone, tra cui l’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco e l’ex capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione, Giovanna Boda. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto giro di mazzette e utilità per ottenere l’affidamento delle gare. Il totale conteggiato dalla Procura ammonta a 23 milioni di euro di appalti. Secondo gli inquirenti tutto faceva parte di un progetto studiato dall’imprenditore Bianchi di Castelbianco che, muovendosi dall’interno degli uffici di viale Trastevere, sarebbe riuscito a mettere le mani su appalti milionari per progetti scolastici. Ora la Procura di Roma ha notificato agli indagati l’atto di chiusura delle indagini, iniziativa che di solito anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Carlo Villani, coinvolge anche quattro società e nel settembre 2021 era culminata in una serie di arresti. All’ex capo dipartimento del ministero per le risorse umane e a Bianchi di Castelbianco i magistrati contestano i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Un sistema illecito che secondo la polizia valutaria della Guardia di Finanza andava avanti dal 2018. In base a fonti interne inoltre, due indagate, tra cui la segretaria dell’ex capo dipartimento, avrebbero chiesto di patteggiare.


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