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Francia, la storia della mostarda razionata nei supermercati: tra siccità e guerra, ecco perché manca la senape

Il terzo condimento preferito dai francesi scarseggia. C’entrano la crisi climatica e il conflitto in Ucraina, ma in Borgogna prevedono che entro la Natale la situazione rientrerà

In Francia scarseggia la senape. Il terzo condimento preferito dai cittadini d’oltralpe è poco a causa della siccità che ha decimato i raccolti dei semi che vengono usati per produrre la rinomata moutarde di Digione. Nei supermercati sono già iniziati i razionamenti, con le famiglie che non possono acquistare più di un vasetto ciascuna, e alcuni commercianti che hanno alzato i prezzi fino a sei volte il normale.


Le altre cause

Ci sono vari fattori in gioco, ma il principale è l’assenza di piogge che non ha consentito alla senape di crescere abbastanza. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, la maggior parte dei semi non proviene dalla Borgogna, la regione di Digione, famosa per la propria mostarda, ma dal Canada. Il Paese nordamericano produce l’80% della senape utilizzata per la produzione della mostarda in Francia. Già da anni il raccolto nazionale non è più sufficiente a soddisfare la richiesta del condimento, che nelle preferenze dei francesi arriva dietro solo a sale e pepe. Da tempo, infatti, nella regione francese sono arrivate invasioni di insetti che non possono essere combattute tanto efficacemente quanto in Canada a causa delle regole europee sugli insetticidi. A ciò si è sommata la guerra in Ucraina, che fatto crescere notevolmente il prezzo dei fertilizzanti.


Fonte: Twitter

Il piano per far rientrare la crisi

A giugno, il governo ha invitato i produttori locali ad aumentare del 250% l’area coltivata a senape. «È molto importante aumentare la nostra indipendenza per far fronte ai rischi climatici che possono colpire di nuovo le piantagioni all’estero», ha spiegato il presidente dell’associazione senape di Borgogna Luc Vandermaesen ripreso da la Repubblica. Nel frattempo il prezzo d’acquisto dei semi è raddoppiato e il numero di produttori della Borgogna è passato da 160 a 500. L’associazione prevede che i rincari sul prodotto finito dureranno fino a Natale, per poi tornare su livelli normale nel corso dell’anno nuovo.

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