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Extraprofitti, la Procura di Roma apre un’inchiesta sui mancati pagamenti

Dopo l’esposto dei Verdi e di Sinistra Italiana, i magistrati hanno chiesto all’Agenzia delle Entrate di fare chiarezza sulla questione: alcune aziende sarebbero cresciute del +3.870% in un solo trimestre

Fare chiarezza su quali aziende del settore energetico hanno evaso le tasse. È con questo obiettivo che la procura di Roma ha aperto oggi un fascicolo di indagine sugli extraprofitti delle aziende energetiche, in seguito all’esposto presentato da Verdi e Sinistra Italiana, nel quale si ipotizzavano i reati di evasione fiscale e frode.


I 9 miliardi non versati

Nel mirino dei magistrati ci sono gli utili miliardari incassati dalle aziende del settore energetico con gli aumenti del prezzo dell’energia elettrica. Utili che, si legge nell’esposto presentato dai due partiti politici, sono cresciuti in un solo trimestre «anche del +3.870%», come nel caso di Eni. Secondo i denuncianti, però, gli aumenti di prezzo sarebbero «del tutto ingiustificati e generati dalla forte speculazione», visto che molte aziende energetiche italiane «acquistano, distribuiscono e vendono il gas con contratti pluriennali sottoscritti con Gazprom a prezzi fissati pre-guerra». Ed è proprio per questo che il governo Draghi, tra le misure stanziate per arginare il caro-bollette di famiglie e imprese, aveva deciso a marzo di applicare una tassa del 25% sugli extraprofitti generate da queste aziende. Secondo i calcoli del governo italiano, tra il settembre 2021 e il marzo 2022 sono stati realizzati 40 miliardi di euro di extraprofitti. Il provvedimento, dunque, avrebbe dovuto far incassare allo Stato 10 miliardi di euro, da versare in parte entro il 30 giugno scorso. Il totale dei versamenti da parte delle aziende energetiche, però, si è fermato ad appena un miliardo. Una situazione che era stata apertamente denunciata dallo stesso premier Mario Draghi ad agosto.


L’indagine

Alla luce di questa situazione, l’alleanza Verdi-Sinistra Italiana aveva chiesto di aprire un’indagine per verificare se fossero stati commessi «reati di evasione e frode fiscale e, se i reati dovessero trovare conferma, di valutare se procedere al sequestro preventivo delle somme evase». A qualche settimana da questa richiesta, la Procura ha incaricato la Guardia di Finanza di fare luce sulla questione. Anche se, per ora, il procedimento resta senza indagati e senza ipotesi di reato. Dal canto loro, una ventina di imprese dell’energia hanno fatto ricorso al Tar perché non considerano legittima la norma. Di queste, alcune hanno comunque provveduto a pagare la somma, come la municipalizzata di Roma Acea, mentre altre hanno evitato in toto il pagamento. Secondo Repubblica, per molte aziende pesa la paura di quando accaduto con la Robin Tax. In altre parole, il rischio è che, se anche le aziende dovessero aver ragione, non rivedrebbero più i soldi versati allo Stato. La sentenza del Tar è prevista per l’8 novembre.

Il tetto ai ricavi proposto da Bruxelles

Alle misure messe a punto dal governo si aggiunge poi la strategia europea contro il caro-energia. Domani la Commissione proporrà un tetto ai ricavi delle società che producono elettricità da fonti a basso costo (prevalentemente rinnovabili). Il prezzo massimo, secondo le ultime indiscrezioni, dovrebbe essere fissato in una soglia compresa tra 180 e 200 euro per megawattora. Una misura che, se approvata, si aggiungerebbe alle altre misure del pacchetto di proposte sull’energia che illustrerà domani Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione.

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