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Marche, in corso le perquisizioni nei comuni. Gli inquirenti cercano di documenti della mala manutenzione che avrebbe causato l’alluvione

A guidare le indagini sono la procuratrice Valentina D’Agostino e la pm Valeria Cigliola. Un’ulteriore inchiesta era stata aperta a giugno dalle forze dell’ordine sulle imprese che dovevano occuparsi della pulizia di alcuni tratti fluviali del Misa

Nelle Marche sono in corso le ricerche dei carabinieri nei documenti dei comuni colpiti dall’alluvione del 15 settembre. Nello specifico, i forestali si trovano dalle 9 di questa mattina nel comune di Ostra (AN), dove sono morte quattro delle 11 vittime accertate dell’alluvione. Le forze dell’ordine sono alla ricerca alle di documenti che forniscano maggiori informazioni sugli interventi disposti per la manutenzione del corso del fiume Misa, la cui esondazione ha messo in ginocchio le province di Ancona e Pesaro Urbino. Rimane da capire, infatti, se i lavori sono stati effettuati, in che maniera e da chi. Perquisizioni simili sono in corso anche a Sassoferrato e Senigallia. Nell’ambito dell’investigazione i carabinieri sentiranno anche gli operatori tecnici e il personale preposto alla salvaguardia del fiume, così come la popolazione alluvionata.


Le indagini

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona si erano già presentati negli uffici della Regione – inclusi quelli della Protezione Civile – venerdì 17. A guidare le indagini sono la procuratrice Valentina D’Agostino e la pm Valeria Cigliola. Un’ulteriore inchiesta era stata aperta a giugno dalle forze dell’ordine sulle imprese che dovevano occuparsi della pulizia di alcuni tratti fluviali del Misa. Un funzionario regionale era stato arrestato e su quattro dipendenti pendono accuse di corruzione, truffa e rivelazione di segreto d’ufficio. Pare, infatti, che la ditta abbia sfalciato più vegetazione del dovuto per poi rivenderla a una compagnia produttrice di biocarburante. L’alveo del fiume avrebbe dovuto essere pulito di più, gli argini alzati, e gli edifici dovrebbero essere costruiti più lontani. Resta poi il giallo sulle vasche di laminazione dove si dovrebbe cumulare l’acqua in caso di esondazioni. Il progetto esiste dagli anni ’80, ha subito numerose modifiche, ma l’infrastruttura in quarant’anni non ha mai visto la luce.


Dal 1980 ad oggi l’Italia ha speso 51 miliardi in interventi emergenziali contro il dissesto idrogeologico

Quello delle Marche è solo l’ultimo disastro causato da dissesto idrogeologico, ma a storia dell’Italia ne è piena. Alluvioni e frane sono costati al nostro Paese 51 miliardi dal 1980 al 2020. Lo rivelano i dati dell’Eea (la European Environment Agency) che evidenziano come il nostro sia lo Stato che ha speso di più tra quelli presi in considerazione. Per fare fronti ad alluvioni, terremoti, frane e smottamenti, la Germania ha speso 36 miliardi, mentre la Francia 35. Le vittime sono 21 mila in Italia, 27 mila in Francia e 42 mila in Germania. Se alla spesa emergenziale si somma anche quella stanziata per fare fronte alle ondate di calore, quella dei tre Paesi in oggetto si attesta a 90, 98, e 108 miliardi. I dati della Wmo, l’organizzazione meteorologica mondiale – riportati da la Repubblica – mostrano che nelle singole alluvioni si muore molto meno rispetto a 50 anni fa – le vittime totali si sono ridotte di un terzo – anche se il numero di eventi di questo tipo è quintuplicato. In Italia sono in 8 milioni a vivere in aree ad alto rischio di dissesto idrogeologico.

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