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IT-Alert, l’app della Protezione civile finanziata ma mai completata, che poteva salvare delle vite nell’alluvione delle Marche

Pronti da tempo gli spot promozionali, investimenti per oltre un milione di euro e direttive europee non rispettate: il servizio di notifica istantanea sarebbe dovuto entrare in vigore entro il 21 giugno 2022

Sbloccate il vostro smartphone. Andate nelle impostazioni, cliccate su «notifiche» e scorrete fino in fondo. Sorpresa: a vostra insaputa, durante un aggiornamento del software, è stata attivata l’opzione IT-Alert. Di cosa si tratta? È un sistema di allarme pubblico che sfrutta le celle telefoniche di una determinata area geografica per avvertire la popolazione «in caso di gravi emergenze o eventi catastrofici imminenti o in corso». Sui cellulari dei cittadini in pericolo, dovrebbe apparire una notifica istantanea, accompagnata da un segnale sonoro. Una direttiva europea imponeva che un servizio di allerta pubblico per cellulari fosse implementato entro il 21 giugno 2022. In Italia – a differenza di Paesi come Francia e Olanda – non è stato ancora attivato, nonostante del sistema IT-Alert si faccia menzione nel decreto legge del 18 aprile 2019, nel decreto del presidente del Consiglio del 19 giugno 2020, nella direttiva del presidente del Consiglio del 23 ottobre 2020 e nel decreto legislativo dell’8 novembre 2021.


Insomma, sono tre anni e mezzo di parole e atti ufficiali che attraversano tutti e tre i governi della legislatura. Persino l’esecutivo di Mario Draghi, decisionista per definizione, non ha portato fuori dal guado lo strumento che sfrutta una tecnologia semplice e già utilizzata in altri Paesi. Proprio nei giorni in cui si contano le vittime e si cercano i responsabili della tragedia nelle Marche, viene da pensare alle vite che si sarebbero potute salvare se IT-Alert fosse stato lanciato con i tempi previsti dall’Unione europea. A settembre 2018, l’allora capo della Protezione civile Angelo Borrelli aveva previsto «uno, al massimo due anni» per l’entrata in funzione di IT-Alert. Oltre al danno di essere in ritardo con qualsiasi previsione – di anni ne sono passati quattro -, la beffa dei soldi pubblici spesi per un servizio che ha ancora «tre macro-criticità». Sul sito ufficiale gestito dal dipartimento della Protezione civile, si parla di problemi relativi «alla sicurezza dell’infrastruttura tecnologica, all’ambito di operatività del sistema pubblico di allarme e alla definizione della governance del sistema».


Parole che cozzano con quelle della vice capo della Protezione civile, Titti Postiglione: «Non è vero che non rispetteremo il termine che l’Europa indica. Noi siamo in linea, abbiamo una tecnologia che funziona. IT-Alert è operativo, in via sperimentale. Non abbiamo ancora un test completo a livello nazionale. Ma in linea teorica, se dopodomani dovessimo lanciare un allarme pubblico per un incidente a una centrale nucleare vicino ai nostri confini, potremmo farlo». Dichiarazioni del 22 aprile 2022. Alcune fonti vicine ai vertici della Protezione civile, dicono a Open che per l’operazione IT-Alert sia stato già speso più di un milione di euro. Sono stati prodotti video promozionali di qualità cinematografica – mai andati in onda – e, sembrerebbe, già acquistati gli spazi televisivi per pubblicizzare lo strumento. Sulla questione costi, il senatore della Lega Stefano Candiani aveva chiesto delucidazioni al ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao, attraverso un’interrogazione parlamentare depositata il 30 novembre 2021. Il governo non ha mai risposto. Nella stessa interrogazione, l’esecutivo era stato esortato a dare una spiegazione sul ritardo nell’implementazione di IT-Alert. Anche su questo punto, non è stata fornita alcuna spiegazione. Circolano alcune ipotesi a tal proposito.

La prima riguarderebbe dinamiche spicciole di invidia tra i funzionari del dipartimento della Protezione civile, che vorrebbero rimarcare una discontinuità rispetto a chi gli ha preceduti nei governi Conte. La seconda concernerebbe questioni sindacali: sarebbe stato richiesto un aumento salariale – attraverso un’indennità – per quei funzionari che avrebbero l’onere di fare partire il messaggio. A questa seconda ipotesi, si collega una terza questione che avrebbe agitato i funzionari della Protezione civile. Una questione di responsabilità per chi deve fare partire la notifica: cosa comporterebbe inviare un messaggio di falso allarme nel caso, ad esempio, di sopravvalutazione di un cataclisma? O peggio, cosa rischierebbe il funzionario colpevole di non aver lanciato l’allerta a causa di una sottovalutazione dell’evento rivelatosi, poi, catastrofico? Domande importanti, certo, ma secondarie rispetto alle vite di chi, nelle Marche, avrebbe forse potuto salvarsi ricevendo una notifica sulla situazione meteorologica.

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