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La Russia rilascia 215 soldati del Battaglione Azov: scambiati con l’oligarca Medvedchuk, rimarranno in Turchia – Il video

Mosca aveva detto di volerli processare. Il presidente ucraino: «Abbiamo scambiato un fan della Russia con oltre 200 soldati»

La Russia ha rilasciato 215 fra i combattenti ucraini del Battaglione Azov che aveva fatto prigionieri dopo il lungo assedio a Mariupol all’inizio di quest’anno. L’emittente pubblica Suspline sostiene che lo scambio è avvenuto vicino alla città di Chernihiv, nell’Ucraina settentrionale. Secondo le prime informazioni i soldati di Azov sono stati scambiati con Viktor Medvedchuk. Si tratta del politico ucraino più vicino a Vladimir Putin. A maggio il Cremlino aveva negato la possibilità di uno scambio con l’oligarca. Il mese scorso l’amministrazione separatista sostenuta dalla Russia nella regione ucraina orientale di Donetsk aveva detto che entro la fine dell’estate si sarebbe svolto un processo contro il personale Azov catturato. L’ambasciata russa nel Regno Unito aveva scritto a luglio su Twitter che gli uomini di Azov meritavano «una morte umiliante».


Zelensky: «Non è un peccato scambiare Medvedchuk con veri eroi»

«Abbiamo scambiato un fan della Russia con oltre 200 soldati. Non è un peccato dare Victor Medvedchuk in cambio di veri guerrieri: ha già fornito all’Ucraina tutto ciò che è necessario per stabilire la verità nei procedimenti penali in corso su di lui». Così il presidente ucraino ha commentato la liberazione dell’oligarca filorusso nello scambio con Mosca. Volodymyr Zelensky ha poi aggiunto che inizialmente gli era stato offerto i restituire 50 dei loro in cambio di uno solo di quelli che si trovavano nel centro di detenzione preventiva del Servizio di sicurezza dell’Ucraina, Medvedchuk appunto.« Abbiamo parlato, insistito, e il numero di 50 è cresciuto fino a 200», ha concluso.


Chi sono i soldati del Battaglione Azov

Dopo aver combattuto per settimane dai bunker e dai tunnel sotto l’acciaieria Azovstal di Mariupol, centinaia di combattenti Azov si sono arresi a maggio alle forze appoggiate dalla Russia. Che ha approfittato delle reazioni interne ed esterne al discorso di Putin che ha proclamato la mobilitazione militare parziale per attuare una mossa che smentisce la retorica sulla “lotta al nazismo” nell’invasione dell’Ucraina. Dmytro Kuharchuck, ex politico e veterano del Donbass, comandante del secondo battaglione, aveva parlato in un’intervista che le foto con le svastiche del battaglione Azov non significavano molto: «Gente del genere si trova anche nella polizia, nella Guardia nazionale e in diversi gruppi sociali. Noi ne avevamo una piccola percentuale, ora non più. Il nazismo è lontanissimo da me. La nostra posizione ufficiale, come Azov, è un’altra: siamo nazionalisti ucraini».

Qualche tempo fa Kuharchuck aveva detto in un’intervista di non essere nazista e di aver letto le opere del filosofo Immanuel Kant ai soldati. Il capo dell’ufficio del presidente, Andriy Yermak, ha detto a Ukrinform che «il presidente Volodymyr Zelensky ha fissato un obiettivo chiaro. Riportare i nostri eroi a casa. Il risultato: i nostri eroi sono liberi». « C’è stato un grande scambio di prigionieri. Ha attraversato diverse fasi e in luoghi diversi. Abbiamo riportato indietro 215 persone dalla prigionia russa», ha sostenuto Yermak. «Si tratta di soldati, guardie di frontiera, poliziotti, marinai, guardie nazionali, truppe delle forze territoriali, doganieri e civili. Tra loro ci sono ufficiali, comandanti, eroi dell’Ucraina, difensori dell’Azovstal e militari in stato di gravidanza», ha concluso.

Il ruolo della Turchia

La Russia ha scambiato con Azov altri 55 prigionieri. Nell’ambito di questa «operazione preparata da tempo», cinque comandanti militari, tra cui i leader della difesa Azovstal, sono stati trasferiti in Turchia, ha fatto sapere Zelensky. Secondo l’accordo raggiunto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il capo di Stato ucraino ha spiegato che rimarranno in Turchia «in assoluta sicurezza e in condizioni confortevoli» fino alla «fine della guerra». Zelenski ha anche aggiunto che in questo scambio è incluso il rilascio, precedentemente annunciato, di dieci prigionieri di guerra trasferiti in Arabia Saudita. Tra questi cinque britannici e due americani.

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