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Domani e le carte della Pm che smentiscono Lodovica Rogati: «È lei la fonte di Fanpage»

Le date del decreto di perquisizione coincidono con quanto raccontato nel pezzo. E il telefono è intestato a lei

Il giornale Domani pubblica le carte giudiziarie che chiudono, per ora, il caso di Lodovica Mairé Rogati e del senatore di Azione Matteo Richetti. Un articolo firmato da Emiliano Fittipaldi racconta cosa c’è nel fascicolo della pubblica ministera Alessia Natale generato dalla denuncia di Richetti. Prima di tutto, è Rogati la donna che ha accusato Richetti. Anche se lei lo ha negato. Le date del decreto di perquisizione e del verbale sono le stesse. E il lungo messaggio arrivato al cellulare del senatore viene da un telefono intestato a lei. È vero poi che il verbale ha dato un esito negativo. Ma il motivo è che i poliziotti non sono riusciti a sequestrare il cellulare di Rogati.


Il verbale di perquisizione

E questo perché il telefonino era già stato sequestrato dalla polizia in un’altra indagine. Che riguarda un medico e un presunto caso di malasanità. Il dirigente medico in questione ha denunciato Rogati. Il decreto di sequestro è datato 7 dicembre. Nelle banche dati della polizia la stessa risultava già censita per reati come diffamazione, violenza e minaccia a pubblici ufficiali, sostituzione di persona e simulazione di reato. Nel verbale Rogati ammette che il telefono è intestato a lei. Ma aggiunge che è usato dai suoi colleghi per motivi di lavoro. Sempre nel verbale Rogati dice di non aver sporto denuncia nei confronti di Richetti perché deve ancora recarsi dal legale per trascrivere la querela. Non lo farà mai. Nel verbale le accuse a Richetti sono le stesse presenti nell’inchiesta di Fanpage. Ma la pm ha chiesto l’archiviazione perché i messaggi su Facebook non hanno un’origine certa. E Meta ha chiesto alla procura una rogatoria internazionale per fornire informazioni chiare. L’unico elemento che collega Rogati alla vicenda è un messaggio su Whatsapp inviato a Richetti il 19 novembre dalla scheda intestata all’attrice. In base a questo, secondo la giudice, l’elemento di prova «si deve ritenere univoco e non idoneo a sostenere l’accusa in giudizio».


La risposta a Fanpage

La vicenda, secondo Fittipaldi, dovrebbe riflettere anche chi l’ha resa pubblica, e cioè Fanpage. Perché il nome di Rogati non è uscito «su indicazione dei legali di Azione» ma era negli atti processuali. E perché il lavoro del giornalismo d’inchiesta è anche quello di verificare l’attendibilità dei testimoni. Infine, tutto è partito dal messaggio con le minacce al senatore. Intestato proprio a Rogati. Va in ogni caso ricordato che non si può escludere ad oggi che l’attrice sia stata abusata. Ma per accertarlo serve una perizia tecnica della magistratura.

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