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Nuovi attacchi su Zaporizhzhya, l’allarme del capo dell’Aiea: «Ancora razzi molto vicini la centrale: sicurezza a rischio»

«Le esplosioni hanno rotto le finestre in una delle due sale delle turbine», ha detto Rafael Grossi, «la situazione rimane precaria»

ll direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Mariano Grossi, fa sapere di nuovi bombardamenti ed esplosioni che hanno colpito la centrale nucleare di Zaporizhzhya nell’ultima settimana. «Le bombe hanno rotto le finestre in una delle due sale delle turbine», ha detto, «è urgente stabilire una zona di sicurezza nucleare e di protezione intorno all’impianto». Non è il primo appello che arriva dal direttore generale dell’Aiea, che nei giorni scorsi ha più volte avvertito sul pericolo combustibile e sul rischio di dispersione di materiale radioattivo. «Esperti dell’Aiea presenti alla centrale hanno riferito al quartier generale dell’Agenzia che i bombardamenti sono avvenuti ieri intorno alle 17 ora locale nei pressi del piazzale elettrico della struttura, ma non ci sono state segnalazioni di danni. Altre esplosioni sono state udite più lontano», ha continuato Grossi. «Oggi alle 8 si sono verificate due esplosioni in prossimità di un canale che porta l’acqua da un serbatoio all’impianto per il suo sistema di raffreddamento, elemento essenziale per la sicurezza nucleare». Alla luce degli ultimi attacchi il direttore generale ha sottolineato quanto la situazione a Zaporizhzhya rimanga precaria e che è «necessaria un’azione immediata» per ridurre il rischio di un grave incidente «nella più grande centrale nucleare d’Europa, ora situata nel mezzo di una zona di guerra». Lo scorso 24 settembre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva denunciato il clima di tensione in cui i tecnici dell’Aiea erano costretti a ispezionare la centrale. «Sono circondati da 500 soldati russi e trattati come ostaggi». Situazione riportata anche dalla stessa Agenzia atomica dell’Onu, che aveva parlato di «una massiccia presenza di truppe russe» e della conseguente pericolosità «soprattutto in caso di un’eventuale evacuazione».


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