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Così la burocrazia ferma anche un premio Nobel, Giorgio Parisi: «Non sono riuscito a installare i pannelli solari»

Il professore racconta i problemi con i vicini: «I Comuni dovrebbero assisterci»

Il fisico premio Nobel Giorgio Parisi è notoriamente interessato alle questioni ambientali. Dal consiglio di votare i partiti green alla spiegazione su come cuocere la pasta a fuoco spento per risparmiare il gas, il professore si è espresso più volte in favore della causa. Eppure, confessa oggi in un’intervista a la Repubblica, per lui è stato più facile vincere il Nobel che convincere i vicini a installare pannelli solari. Con l’occasione del Superbonus, infatti, aveva proposto al suo condominio «di fare il cappotto termico e installare 150 metri quadrati di pannelli fotovoltaici sfruttando il Superbonus». Ma la sua richiesta non sarebbe passata: «Hanno vinto resistenze, complicazioni e burocrazia. Parecchi condòmini erano restii a investire per realizzare l’impianto. Io ero molto disponibile, ma altri assai meno». Una vicenda che gli avrebbe tuttavia insegnato una lezione: «Da questa esperienza ho imparato che forse la mano invisibile del mercato non è sufficiente a gestire cambiamenti così importanti. Servirebbero delle imprese gestite dai Comuni che, su richiesta dei condomìni, si occupino di tutto, senza burocrazie, spesso difficili da superare per i cittadini, e senza prezzi gonfiati». «Oppure – prosegue – vedrei bene dei contratti con Enel specifici per affittare i tetti adatti al fotovoltaico, e semplificherei anche le comunità energetiche». Parisi d’altronde si chiede «perché non si realizzi una fabbrica di pannelli solari in Italia. Non mi pare una tecnologia impossibile».


Alla domanda sul tipo di autunno che si aspetta, Parisi auspica innanzitutto «che il nuovo governo riesca
a impostare un piano per la ricerca scientifica dei prossimi 5 anni». Il rischio, secondo lui, è che esauriti i fondi del Pnrr l’Italia scivoli «verso il terzo mondo»: «Non possiamo competere con Cina e Vietnam sui salari e stiamo perdendo competitività nei confronti dei Paesi avanzati sul fronte di ricerca e sviluppo». Quello che gli dispiace di più rispetto al nostro Paese, spiega, è «l’emorragia di giovani che all’estero trovano migliori condizioni di lavoro. Non parlo solo dei ricercatori, ma anche di medici, di tanti diplomati, grafici, informatici». Pertanto, il governo dovrebbe occuparsi di Università e ricerca, ma non solo. Al centro dell’agenda dovrebbe inserire il «contrasto ai cambiamenti climatici. La gente si rende conto ormai dell’importanza di installare impianti rinnovabili, isolare le proprie case, rafforzare i mezzi pubblici. Sono misure molto utili per l’economia, tra l’altro, perché riducono le importazioni di gas e
petrolio, che ci rendono dipendenti dall’estero».


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