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Caro energia, il monito dei ministri delle finanze Ue: «Impossibile proteggere del tutto le economie dei governi»

Secondo l’Eurogruppo per affrontare il caro-energia è necessario un coordinamento tra i Paesi delle politiche economiche

«I governi non possono proteggere completamente le loro economia dagli effetti dell’aumento senza precedenti dell’energia poiché l’area dell’euro è un importatore netto di energia». È ciò che si legge nel comunicato finale dell’Eurogruppo, pubblicato al termine della riunione dei ministri delle Finanze a Lussemburgo. Per fronteggiare il caro-energia e aiutare imprese e famiglie ad affrontare l’aumento dei costi, i ministri hanno segnalato la «volontà di concentrare il sostegno su misure di reddito eccezionali e temporanee», mirate – in particolare – alle persone «più vulnerabili». Quello su cui si impegneranno – continua il comunicato – è la salvaguardia delle «condizioni di concorrenza equa e l’integrità del mercato unico», senza dover ricorrere a provvedimenti fiscali dannosi. Per l’Eurogruppo serve, in questo momento, «un coordinamento stretto delle politiche economiche», allo scopo di evitare che lo shock dei prezzi dell’energia «produca effetti secondari» e possa essere la causa di «un’accelerazione delle dinamiche inflazionistiche». I governi, dunque, dovranno essere compatti nelle decisioni che coinvolgeranno gli aiuti messi in campo per affrontare il caro-energia. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, prima dell’Eurogruppo era stato chiaro: «servono aiuti temporanei e mirati», aveva detto rispondendo a una domanda sull’eventualità che pacchetti di aiuti come quello da 200 miliardi di euro della Germania non rischino di allargare il divario tra i Paesi con più spazio fiscale e gli altri. «Il Consiglio – ha continuato Dombrovskis – è di procedere in modo mirato e coordinato, con tutti i Paesi, affinché gli aiuti non diventino un onere permanente per le finanze pubbliche». Dello stesso parere anche il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, secondo il quale è necessaria «una politica a lungo termine adottata da tutti» come quella approvata «durante il Covid».


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