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No! La bandiera Lgbtq+ non è collegata alla pedofilia

Un post su Facebook prova a rilanciare questa teoria tanto popolare quanto infondata

La presunta associazione tra comunità LGBTQ+ e pedofilia torna regolarmente ad agitare le acque della disinformazione. Da falsi volantini a contraffatte pubblicità, il materiale per i bufalari non manca di certo. L’ultima fake in circolazione riguarda la bandiera del movimento, che secondo alcuni segnalerebbe un pericolo per i bambini: ecco perché (e perché non è vero).

Per chi ha fretta:

  • Un post rende nota l’esistenza della categoria “MAP’S”, nella quale dovrebbero sentirsi riconosciuti i pedofili
  • Il testo è condito da un avvertimento: prestare “attenzione” a una bandiera, quella del movimento Lgbtq+
  • L’allusione al fatto che i membri della comunità Lgbtq+ siano pedofili è tanto diffusa quanto infondata: la categoria dei Map, che sembra effettivamente esistere, non ha nulla a che fare con la famosa bandiera arcobaleno

Analisi

«Cambiano le parole per rendere qualcosa di inaccettabile accettabile»: questo l’attacco lanciato in un post su Facebook. I suoi destinatari vengono presto dichiarati: «Non più ‘PEDOFILO’ ma ‘MAP’S’: ‘Persona attratta da minori’. (…) Fatevi fregare di nuovo, in mezzo ci sono i nostri figli. PSICOPATICI». L’invettiva viene accompagnata da un avvertimento: «ATTENZIONE A QUESTI COLORI», vicino all’emoji di un dito che indica la bandiera arcobaleno del movimento Lgbtq+.

Non è l’unica foto di questo tipo che circola sul social. Ma il collegamento compiuto tra il vessillo arcobaleno e la pedofilia veicola una notizia falsa.

Il termine contestato

Il concetto di Minor-Attracted Persons (MAP), che è percepito da alcuni come parte del tentativo di normalizzare la pedofilia, è un termine generico utilizzato da organizzazioni come B4U-ACT o The Global Prevention Project, un’organizzazione che si occupa di «pensieri, fantasie e comportamenti sessuali problematici senza contatto in uomini e donne adulti», al fine di prevenire abusi sessuali su minori, così come alcuni ricercatori, per definire una varietà di persone attratte dai minori. 

Questi includono nepiofili (attratti da neonati e bambini piccoli), pedofili (attratti da bambini in età prepuberale), ebefili (attratti da bambini pubescenti e primi adolescenti) ed efebofili (attratti da adolescenti in tarda età).

A causa dell’introduzione di questa nuova locuzione, il Global Prevention Project aveva attirato su di sé diverse critiche in passato. Questo aveva reso necessaria l’introduzione di un disclaimer pubblicato in grassetto sul sito dell’organizzazione, che affermava a chiare lettere: «Per ribadire, questo non è un termine che abbiamo inventato, NÉ è un termine usato per rinominare i pedofili O per collegarli alla comunità LGBTQ».

La bandiera “MAP”

Alla categoria, ben distinta dalla comunità Lgbtq+, è effettivamente collegabile una bandiera, anche se come vedremo i confini tra realtà e “trollaggio” sono molto labili. La suddetta bandiera non si presenta con i colori dell’arcobaleno, tipici del movimento Lgbtq+, ma con colori pastello che vanno dall’azzurro, al giallo, al rosa. Il primo esempio di questa immagine sul web è rintracciabile su questa pagina Tumblr, archiviata dal sito web statunitense di verifica dei fatti Snopes, che ha definito l’iniziativa un esperimento lanciato da alcuni troll. Un utente della piattaforma aveva infatti presentato la bandiera nel 2018, in un thread dedicato all’accettazione delle MAP, “Support NOMAPS” (per le persone “non offendenti” attratte dai minori).

Nella didascalia che accompagna la foto si legge:

La community NOMAP non ha una bandiera del pride, quindi in onore del mese del Pride ho progettato una bandiera dell’orgoglio NOMAP.
Le prime due strisce sono blu per rappresentare i NOMAP attratti dai ragazzi.
Le due strisce inferiori sono rosa per rappresentare i NOMAP attratti dalle ragazze.
Le strisce interne sono gialle per rappresentare l’infanzia e l’attrazione generale per i minori, indipendentemente dal loro sesso.
La striscia centrale è bianca per rappresentare la nostra innocenza e riluttanza a offendere.
Sentiti libero di usare questa bandiera e di farne icone, ecc! Spero vi piaccia

Non è chiaro se l’autore della foto sia realmente un pedofilo o semplicemente un troll del web. Un utente di Twitter che ha preferito rimanere anonimo ha spiegato ad Afp: «All’inizio [il thread] è diventato piuttosto popolare su Tumblr, poi nel tempo si è diffuso attraverso Twitter». Tuttavia, ha aggiunto, «Non è ancora in alcun modo una parte universalmente accettata della comunità MAP o qualcosa del genere. Ho sentimenti contrastanti a riguardo». Su Twitter, in effetti, sono apparsi utenti che includono nella loro immagine del profilo la bandiera in questione. A causa dell’anonimato garantito dalla piattaforma, tuttavia, non è possibile stabilire se siano reali “MAP” o troll che hanno intenzione di imitarli.

La fondatrice del Global Prevention Project, Candice Christiansen, ha tuttavia puntualizzato all’Afp che «la bandiera non ha nulla a che fare con la normalizzazione dei pedofili o con un tentativo di rendere la pedofilia una parte del movimento LGBTQ».

Conclusioni

Non ci sono prove che la bandiera creata nel giugno 2018 per rappresentare le MAP faccia parte di una più ampia campagna per normalizzare la pedofilia. Tantomeno esistono riscontri credibili per collegare quest’ultima alla comunità Lgbtq+.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

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