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La repressione delle proteste nella città di Sanandaj, nel Kurdistan iraniano. Colpi di mitragliatrici contro persone e case – I video

La denuncia di Amnesty: «Le forze di sicurezza della Repubblica islamica hanno utilizzato armi da fuoco e sparato ripetutamente gas lacrimogeni anche nelle case delle persone»

La città di Sanandaj, capoluogo della provincia del Kurdistan iraniano di cui era originaria Mahsa Amini, la 22enne morta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale perché non aveva indossato correttamente l’hijab, nelle ultime ore è stata al centro delle più violente proteste e rivolte, non solo per i diritti delle donne, ma anche contro il governo accusato di non essere in grado di mantenere stabile l’economia del Paese, oltre che responsabile dell’aumento del divario sociale, tra corruzione e povertà crescente. E nella città di Sanandaj, secondo l’Ong Hengaw, e come si vede da alcuni video in rete, le Guardie iraniane hanno sparato con mitragliatrici contro i manifestanti e preso il controllo degli ospedali per arrestare le vittime. Ma non solo. Nelle ultime ore gli agenti avrebbero usato mitragliatrici per colpire le case dei civili, in modo da impedire loro di poter protestare. La città è quasi del tutto priva di collegamenti a Internet, come confermato dall’osservatorio Netblocks. Da questo dipenderebbe anche il fatto che vi siano relativamente poche notizie e testimonianze su quanto stia realmente accadendo in città.


L’importanza di Sanandaj e le denunce delle ong Hengaw e di Amnesty International

Secondo quanto spiegato alla redazione di RFI da Awyar Shekhi, della Ong curda Hengaw,«Sanandaj ha una lunga storia di resistenza contro la Repubblica Islamica dell’Iran, è il simbolo della resistenza curda. Se le forze del regime perderanno il controllo di questa città, questo incoraggerà tutti gli iraniani a manifestare in modo più massivo». Nel frattempo, l’ong Hengaw ha ricordato che la repressione iraniana è sempre stata particolarmente violenta nelle regioni popolate da minoranze etniche, come nel caso dei curdi e dei beluci. Durante le proteste degli scorsi giorni nelle province del Sīstān e Balūcistān, secondo quanto riferito da Hengaw, sono state uccise 90 persone in un solo giorno. Ma non solo. Anche Amnesty Iran ha tentato di accendere i riflettori su quanto sta accadendo nella città del Kurdistan iraniano. In un tweet, la ong scrive: «Amnesty International è allarmata dalla repressione delle proteste in Sanandaj, nella provincia del Kurdistan. I rapporti ricevuti indicano che le forze di sicurezza hanno utilizzato armi da fuoco e sparato ripetutamente gas lacrimogeni, anche nelle case delle persone». E in un secondo tweet, la ong denuncia: «Per nascondere i loro crimini, le autorità della Repubblica islamica continuano a tagliare Internet e le reti di telefonia mobile. I paesi del mondo dovrebbero immediatamente aumentare il loro livello di protesta con gli ambasciatori iraniani e chiedere loro di porre fine immediatamente alla repressione delle proteste e di rispettare il diritto alla libertà di riunione pacifica».


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