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Liliana Segre apre la seduta: «Qui a 100 anni dalla Marcia su Roma. Il Paese ci guarda: interpretare politica alta e nobile» – Il video

Aula in piedi per il toccante discorso della senatrice: «Tocca proprio a me presidente l’Aula. Matteotti capofila della lotta per la libertà»

Si è aperto con un ringraziamento a Sergio Mattarella e Papa Francesco il discorso pronunciato da Liliana Segre, che oggi ha presieduto la prima seduta del Senato della XIX legislatura. Un discorso toccante, che è iniziato con un appello alla pace in Europa. «Incombe su tutti noi in queste settimane l’atmosfera agghiacciante della guerra, tornata vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore. Una follia senza fine», ha detto la senatrice. «Come ha detto il presidente Mattarella, la pace è urgente e necessaria – ha aggiunto Segre – La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale e della libertà del popolo ucraino».


L’anniversario della Marcia su Roma

Il discorso di Segre, poi, ha anche un forte valore simbolico. A cento anni di distanza dalla Marcia su Roma, che diede inizio alla dittatura fascista, è toccato a una donna sopravvissuta ai lager nazisti aprire la nuova legislatura in Senato. «Ai miei tempi la scuola iniziava a ottobre – ha ricordato Segre – Ed è impossibile per me non provare una specie di vertigine ricordando che quella stessa bambina, in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita fu costretta dalle leggi razziste a lasciar vuoto il suo banco della scuola elementare. Quella stessa bambina ora si trova, per uno strano destino, sul banco più prestigioso del Senato». Durante il ricordo della shoah, tutti i senatori si sono alzati in piedi per dedicare una standing ovation a Liliana Segre. Ad applaudire c’era anche Ignazio La Russa, seduto in prima fila e considerato uno dei candidati alla poltrona di presidente del Senato per la nuova legislatura.


«Lasciamo la politica urlata fuori da quest’Aula»

La senatrice ha poi rivolto un appello ai senatori, invitandoli a lasciare fuori dall’aula «la politica urlata che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione al voto». Piuttosto, ha esortato Segre, «interpretiamo una politica alta e nobile, che dia prova di rispetto per gli avversari, si apra all’ascolto e si esprima con gentilezza e mitezza». La senatrice a vita ha anche chiesto unità a tutte le forze politiche sulle festività nazionali. «Le grandi nazioni dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia Patria – ha detto Segre -. Perché mai dovrebbero essere vissute come date “divisive” anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 Aprile festa della Liberazione, il 1° Maggio festa del lavoro, il 2 Giugno festa della Repubblica?», si è chiesta Segre tra gli applausi dei senatori.

«La Costituzione è la nostra stella polare»

Sul dibattito relativo a una possibile modifica della Costituzione, la senatrice a vita ha ammesso che «naturalmente è perfettibile e può essere emendata». Segre, però, ha anche sottolineato che «se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più felice». La senatrice a vita ha poi voluto dedicare un pensiero in particolare all’Art.3, che contiene il compito della Repubblica di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale». Secondo Segre, la Costituzione «non è poesia e non è utopia». Piuttosto, «è la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla».

Foto di copertina: ANSA / ALESSANDRO DI MEO | La senatrice a vita Liliana Segre mentre presiede la prima seduta del Senato della XIX legislatura

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