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Iran, attacco hacker all’ente nucleare. Teheran: «Inutile chiasso mediatico»

Il gruppo ha affermato di aver ottenuto 50 gigabyte di e-mail interne, contratti e piani di costruzione relativi alla centrale nucleare iraniana di Bushehr, sostenuta dalla Russia 

Gli hacker che avevano minacciato di divulgare i dati della società iraniana di produzione e sviluppo di centrali nucleari se il governo di Teheran non avesse smesso di reprimere le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, hanno mantenuto la promessa. Un gruppo di esperti informatici sarebbe infatti riuscito ieri, 22 ottobre, a divulgare alcuni documenti di una società iraniana affiliata all’Organizzazione per l’energia atomica (Aeoi). Secondo quanto riporta AP, il gruppo di hacker anonimo che ha rivendicato l’attacco ha chiesto il rilascio dei prigionieri politici. Il riferimento è agli arrestati nelle recenti proteste esplose dopo la morte della 22enne uccisa sotto custodia della polizia morale. ll gruppo hacker ha affermato di aver ottenuto 50 gigabyte di e-mail interne, contratti e piani di costruzione relativi alla centrale nucleare iraniana di Bushehr, sostenuta dalla Russia. 


Un’operazione rispetto alla quale l’Aeoi ha ostentato indifferenza. «Queste mosse illegali derivano dalla disperazione» del fronte antigovernativo, ha affermato l’Organizzazione in una nota. «Avevamo già adottato misure preventive», si legge nel comunicato dell’Aeoi, che prosegue spiegando come le e-mail hackerate contenessero «solo messaggi tecnici di ordinaria amministrazione». Teheran ha definito la mossa «un inutile chiasso mediatico e guerra psicologica». Non è tuttavia la prima volta che i pirati informatici riescono a sferrare un attacco. Lo scorso 8 ottobre, un messaggio aveva interrotto il telegiornale che stava andando in onda sulla rete televisiva statale: «Il sangue della nostra giovinezza ti gocciola dalle dita». Il gruppo Edalate Ali aveva rivendicato l’attacco su Twitter, scrivendo: «Svegliati e unisciti a noi nelle strade: continueremo le nostre operazioni fino alla distruzione del sistema corrotto».


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