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Lo stipendio di Andrea Crisanti: «Farò il senatore gratis, conviene per la pensione. Ma l’università non si libererà di me»

Il microbiologo conserverà l’emolumento dell’ateneo di Padova e dell’azienda ospedaliera. E anche i 30 mila euro di rimborsi

Il senatore del Partito Democratico Andrea Crisanti rinuncia allo stipendio. Perché manterrà quello d’origine composto dall’attività con l’Università di Padova e con l’Azienda Ospedaliera. Anche se l’ateneo non sembra essere per niente d’accordo. L’emolumento da senatore si aggira tra gli 11 e i 14 mila euro al mese. Ma lui dice oggi in un’intervista a Repubblica che è una questione di contributi previdenziali: «Me l’hanno consigliato in Senato, d’altro canto lo fanno molti magistrati». Crisanti ha un reddito annuo di 203 mila euro: «Ricopro una posizione apicale sia all’Università che in Azienda ospedaliera. La mia classe di stipendio è elevata, perché fui chiamato come professore di “chiara fama”, poi ho l’indennità di direzione di dipartimento, di unità complessa e di Malattie infettive. La somma è interessante ma non sono stato lì a contare le centinaia di euro. È solo una questione legata alla pensione».


Il trattamento previdenziale

Crisanti conferma che anche con questa scelta verserà i contributi al suo partito. E poi risponde all’università di Padova, che ieri aveva detto di non avere intenzione di pagarlo se non lavora lì: «La legge parla chiaro. Io ho diritto a percepire lo stipendio che prendevo un mese fa. Non c’è discrezionalità. Poi se a qualcuno scoccia, questo è un altro paio di maniche. Pensavano di liberarsi di me, si sbagliavano. La mia è un’aspettativa parlamentare e ha altre caratteristiche rispetto all’aspettativa comune. È disciplinata dal decreto legislativo 165 del 2001, articolo 68». Che recita, al comma 1: «I dipendenti delle pubbliche amministrazioni eletti al Parlamento nazionale, al Parlamento europeo e nei Consigli regionali sono collocati in aspettativa senza assegni per la durata del mandato. Essi possono optare per la conservazione, in luogo dell’indennità parlamentare e dell’analoga indennità corrisposta ai consiglieri regionali, del trattamento economico in godimento presso l’amministrazione di appartenenza, che resta a carico della medesima». E i 30 mila euro di rimborsi da parlamentare? «Ne ho diritto», conclude Crisanti.


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